È arrivato anche il via libera della Camera al terzo decreto legge sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ora è diventato legge. La governance del Pnrr passa ufficialmente a Palazzo Chigi, ma il decreto non si limita a riposizionare la cabina di regia del piano. Diverse le misure che interessano la Pa. Si tratta infatti di un decreto omnibus in piena regola, entrato al Senato con 58 articoli e uscito dal Parlamento con 70 articoli in totale, oltre a una trentina di commi aggiuntivi. I voti a favore sono stati 171, 112 i contrari, 14 gli astenuti (i deputati del Terzo Polo).
Pubblico impiego
Il provvedimento si divide in tre parti. Contiene disposizioni per la riorganizzazione della gestione del Pnrr, disposizioni per rafforzare le capacità amministrative e per semplificare le procedure e disposizioni relative alle politiche di coesione. Potrà essere stabilizzato il personale di Regioni e Comuni che è stato impiegato a tempo determinato per almeno ventiquattro mesi nell’ambito di progetti europei. Questa misura interessa soprattutto gli enti locali del Mezzogiorno. Non solo. La Pubblica amministrazione apre le porte ai pensionati pubblici: potranno ricoprire incarichi retribuiti di vertice presso enti e istituti.
Il decreto punta anche ad accelerare i pagamenti della Pubblica amministrazione. In che modo? Legando le retribuzioni di risultato dei dipendenti pubblici alla puntualità con cui saldano le fatture. Oggi le amministrazioni hanno 30 giorni di tempo per saldare le fatture commerciali. L’asticella sale a 60 giorni per la sanità.
Scambio di accuse
Intanto continua il botta e risposta tra governo ed enti locali sul Pnrr. «I Comuni spenderanno 40 miliardi, che sono solo il 19% della cifra complessiva prevista dal Pnrr. C’è un altro 81% di cui non parla nessuno. Più del 56% delle risorse assegnate le abbiamo già avviate alle procedure di gara che tra un po’ si trasformeranno in opere pubbliche», così il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Tradotto: «I dati ufficiali aggiornati sull’andamento delle gare per il Piano nazionale di ripresa e resilienza – ha affermato Decaro – confermano che i Comuni sanno spendere e lo fanno bene. Di fronte ai numeri spero si esaurisca finalmente il dibattito sui Comuni che potrebbero causare ritardi nell’attuazione del piano di investimenti». In stallo la terza tranche del Recovery Plan, da 19 miliardi di euro, dopo che l’Europa ha deciso di ritardare il pagamento di un mese.
