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La rivoluzione francese della Pa, addio alla scuola dei presidenti

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Fondata nel 1945, da Charles de Gaulle, scuola di élite e fucina di Capi di Stato (da qui sono usciti quattro degli ultimi sei presidenti francesi), l’Ena, l’Ecole nationale d’administration, verrà soppressa dal presidente Emmanuel Macron. Al posto della scuola che negli ultimi settant’anni ha formato l’élite amministrativa del Paese, vedrà la luce una nuova istituzione post-universitaria: i diplomati che ne usciranno entreranno a far parte del settore pubblico in quanto amministratori dello Stato.

Stop alla casta? L’Ena soffre di assenza di diversità, di una presenza squilibrata dei sessi, di sovrarappresesentazione delle classi superiori. Nel 2006, per intenderci, il 6 per cento degli studenti ammessi all’Ena proveniva dalle classi popolari, nel 2011 solo l’1,3 per cento. La nuova scuola si chiamerà Ecole d’administration publique (Eap). L’accesso all’Eap avverrà rigorosamente per concorso, con diversificazione su base territoriale. Altra novità: niente più classifica finale, per fare in modo che non vi siano favoritismi nell’assegnazione dei diplomati alle carriere più prestigiose. Ma agli scettici la mossa di Macron ricorda comunque il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». 

Macron aveva costruito la sua candidatura alla presidenza sulle riforme, anche della pubblica amministrazione. La riforma dell’Ena prende spunto dal rapporto di Frédéric Thiriez del 18 febbraio 2020 che ha fissato tre obiettivi: creazione di una formazione comune di sei mesi per tutte le 13 grandi scuole dell’amministrazione, il superamento delle alte amministrazioni e un nuovo meccanismo di ammissione. In un Paese dove la ferita dei gilet gialli non è ancora rimarginata, la decisione di Macron d’intervenire sul metodo di reclutamento dei quadri destinati alle alte funzioni di Stato, a un anno delle presidenziali, punta anche a erodere consensi a Marine Le Pen, che i sondaggi danno ormai al 50 per cento.

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