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Giustizia, stabilizzati 9 mila precari del Pnrr. Ed è solo il primo passo

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Chi mi conosce sa che ripeto come un mantra che, per ottenere dei risultati, bisogna sempre stare ai tavoli. Non sempre è facile; qualche volta, il tavolo ti piacerebbe tanto farlo saltare in aria, ma alla fine è dal confronto, anche aspro, che arrivano le intese. E quando il risultato è buono, come quello ottenuto con l’intesa siglata mercoledì 28 gennaio al Ministero della Giustizia, la soddisfazione è davvero grande.

Per tutto il 2025, con questa Amministrazione, noi di Confsal-UNSA, che in questo comparto siamo il sindacato più rappresentativo, abbiamo avuto un confronto spesso complesso e, quando necessario, anche teso, ma il risultato è che, alla fine, abbiamo posto le basi per un cambio di passo reale per il personale del Ministero della Giustizia.

Sul versante delle assunzioni e dei concorsi, il 2025 aveva già visto risultati concreti: il concorso esterno per Assistenti giudiziari è in fase di definizione, quello per Funzionari NEP ha già prodotto la pubblicazione delle graduatorie, mentre sono già stati assunti gli autisti vincitori del concorso per Conducenti di automezzi. Tutti interventi necessari per rispondere a una carenza strutturale di organici che da anni grava sugli uffici giudiziari.

Accanto alle nuove assunzioni, centrale è stata la valorizzazione del personale interno. L’attuazione dell’Accordo del 2017 sui passaggi tra profili professionali, il riconoscimento del passaggio d’area da Ausiliari a Operatori e la pubblicazione dei bandi di interpello di assestamento rappresentano segnali importanti, perché restituiscono dignità professionale a lavoratrici e lavoratori che per troppo tempo hanno visto bloccate le proprie prospettive di crescita.

Rilevante è anche il capitolo degli accordi, a cominciare da quello, cosiddetto FRD 2024, in attesa della firma definitiva, così come l’intesa sulle Famiglie professionali e sul nuovo Ordinamento professionale, che dovrebbe essere sottoscritta nel corso del 2026. Si tratta di passaggi fondamentali per costruire un sistema di riconoscimento delle competenze e delle responsabilità più equo, superando assetti ormai obsoleti.

Ma il successo sindacale più importante, quasi clamoroso, che dà un senso veramente notevole al lavoro svolto, è quello di aver contribuito in maniera determinante alla definizione del Piano Integrato e Politiche del Personale (PIAO), grazie al quale nei prossimi mesi entreranno in servizio a tempo indeterminato oltre 10 mila lavoratori. Una cifra che non si registrava da almeno trent’anni, un risultato che non esito a definire storico.

Mai così tanti precari erano stati stabilizzati, abbiamo addirittura aumentato di quasi il 50% il limite di 6 mila addetti che l’amministrazione considerava invalicabile. Tanti erano infatti i posti a tempo indeterminato che era stato possibile inserire grazie ai fondi del PNRR. Ebbene, portando avanti un confronto costante al tavolo sindacale noi siamo riusciti a garantire il posto a tempo indeterminato e la continuità lavorativa a 9.368 lavoratori, di cui 1.565 in area assistenti e 7.803 in area funzionari, per la maggior parte provenienti dagli Uffici per il processo.

Una stabilizzazione attesa, necessaria e dovuta, che chiude una stagione di lavoro a tempo determinato vissuta spesso in condizioni di incertezza e precarietà. Troppo spesso, infatti, i lavoratori precari sono stati considerati solo come soluzione temporanea ai vuoti di organico, anziché una risorsa da inserire in una visione strutturale dell’amministrazione e nonostante ciò, possiamo dire che senza di loro molti uffici giudiziari non avrebbero retto l’urto di questi anni. Il loro lavoro ha garantito la continuità dei servizi e il funzionamento quotidiano della macchina giudiziaria. La stabilizzazione rappresenta quindi non solo un riconoscimento del lavoro svolto, ma anche un’assunzione di responsabilità da parte dell’Amministrazione.

Il 2026 dovrà quindi essere l’anno delle risposte concrete. Dopo la fase della contrattazione e degli accordi, sarà decisivo trasformare le stabilizzazioni in vera integrazione, superare la logica della precarietà e costruire percorsi chiari di valorizzazione professionale. Intanto, però, possiamo affermare che questo risultato è il frutto di un lavoro sindacale serio, costante, competente. Sto parlando di qualcosa che non si improvvisa e che non si ottiene con slogan o promesse, ma passa attraverso il riconoscimento del ruolo di interlocutore serio e rispettato dell’Amministrazione, proprio ciò che da molti anni l’UNSA si è conquistata con fatti e non con slogan. Noi da sempre puntiamo a migliorare concretamente le condizioni di lavoro e di vita dei colleghi, a differenza di chi, alla ricerca di consensi facili, non ha fatto altro che promettere obiettivi demagogici e irrealizzabili.

I risultati che abbiamo portato a casa dicono molto della diversità di fondo che c’è tra noi ed altri. C’è, infatti, chi parla molto, e lo fa spesso appoggiandosi alla politica o giocando di sponda con l’Associazione Nazionale Magistrati, ma poi non siede ai tavoli, non partecipa alle decisioni, non contribuisce agli accordi che cambiano davvero la vita dei lavoratori. Poi ci siamo noi, che parliamo di meno e non chiediamo la luna, ma siamo sempre sul pezzo e non molliamo mai i tavoli di confronto e alla fine portiamo a casa il risultato. Ecco perché così tanti lavoratori del comparto Giustizia ci hanno dato fiducia in passato e continuano, sempre più numerosi, a farlo anche oggi. Sanno che noi siamo, e lo saremo sempre, al loro fianco.

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