È arrivata la proroga ponte fino a gennaio 2027 per 1.350 addetti all’Ufficio per il processo in scadenza di contratto. Il ministero di via Arenula prosegue così nell’opera di velocizzazione dei tempi della giustizia e di mantenimento dei risultati raggiunti con il Pnrr. La proroga, come detto, riguarda 1.350 persone, tra addetti all’Ufficio per il processo e tecnici di amministrazione (si tratta delle unità assegnate alle sezioni stralcio e immigrazione). La loro stabilizzazione definitiva è attesa con la prossima legge di Bilancio. Decisivo l’impegno delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’intesa che aveva portato a luglio alla stabilizzazione di altri 9mila lavoratori della Giustizia.
I LAVORATORI STABILIZZATI SALGONO A 10MILA
L’intervento fa seguito alla stabilizzazione di oltre 9mila funzionari, tra cui circa 7mila detti all’Ufficio per il processo, avvenuta in estate. «Con la prosecuzione del contratto – ha riferito il ministero della Giustizia in una nota – l’amministrazione intende soddisfare anche le richieste dei vertici dei principali uffici giudiziari, utilizzando le residuali risorse apportate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e quelle ulteriori che il ministro Carlo Nordio ha deciso di destinare a questo scopo». L’Ufficio per il processo, struttura rilanciata dal Pnrr dopo anni vissuti ai margini della macchina della giustizia, ha raggiunto importanti obiettivi di riduzione dei tempi di processi in questi anni.
I RISULTATI
Il 30 giugno è terminato il percorso di riduzione dei tempi della giustizia concordato con l’Unione Europea attraverso il Pnrr. I target prefissati per i processi civili sono stati superati. L’obiettivo era quello di diminuire il disposition time (DT), una misura della durata media dei processi, del 40%. Il DT è passato dai 2512 giorni del 2019 a 1251 giorni nel primo semestre del 2026, risultando in pratica dimezzato. Si sono verificati netti miglioramenti in tutti e tre i gradi di giudizio: nei tribunali il DT è passato da 556 a 291 giorni (con una riduzione del 47,6%), nelle Corti di Appello da 654 a 352 giorni (-46,2%) e in Corte di Cassazione da 1302 a 608 giorni (-53,3%). Più nel dettaglio, il disposition time è dato dal rapporto tra procedimenti pendenti a fine anno e procedimenti definiti nello stesso anno moltiplicato per 365, ed è un’approssimazione del numero di giorni che servirebbero per smaltire tutti i procedimenti pendenti ipotizzando di mantenere la stessa velocità di smaltimento registrata nel periodo considerato. Nel settore penale il DT si è ridotto del 38,8% rispetto al 2019, oltre tredici punti percentuali in più rispetto al target del 25% previsto del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La durata complessiva stimata nei tre gradi di giudizio è scesa a 856 giorni nel primo semestre del 2026.
