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Giustizia, prorogato fino al 2023 lo stop alla mobilità

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Stop, ancora per un anno, alla mobilità dei dipendenti della Giustizia verso altre amministrazioni. Tutto il comparto dell’amministrazione della Giustizia continua a soffrire una annosa carenza di personale e il governo corre ai ripari, bloccando fino al 31 dicembre 2022 i “prestiti” dei dipendenti all’esterno. In attesa che il problema alla radice sia quantomeno ridotto, grazie alla nuova stagione di concorsi e alle assunzioni che ne conseguiranno.

La norma

L’ulteriore stop al “calciomercato” dei dipendenti della Giustizia è stato disposto dal decreto Milleproroghe, che ha iniziato il su iter alla Camera, e che dispone – salvo modifiche parlamentari in corsa – la proroga fino a fine anno del divieto di comando, distacco o assegnazione ad altre amministrazioni per il personale non dirigenziale dell’amministrazione della giustizia, salvo che vi sia il nulla osta dell’amministrazione stessa.

Le origini

In origine era stata una legge del 2016 a impedire, per un triennio, i “prestiti” di personale dalla Giustizia verso l’esterno, in deroga alla cosiddetta legge Bassanini-bis che, invece, prevede l’obbligo per le amministrazioni di appartenenza di adottare il provvedimento di fuori ruolo o di comando entro 15 giorni dalla richiesta, se disposizioni di legge o regolamentari dispongano l’utilizzazione presso le amministrazioni pubbliche di un contingente di personale in posizione di fuori ruolo o di comando. Dal 2019 poi sono stati i decreti Milleproroghe via via succedutisi, compreso quello di quest’anno, ad allungare di anno in anno lo stop ai “prestiti” di personale della Giustizia, affiancando però una deroga della deroga, ovvero introducendo la possibilità, per l’amministrazione di appartenenza, di consentire al comando, al distacco o all’assegnazione del personale dipendente verso le altre amministrazioni («salvo nulla osta della stessa amministrazione della giustizia»). In tutti questi anni si fa comunque eccezione per il personale con qualifiche dirigenziali, nonché per i comandi, distacchi e assegnazioni in corso e per quelli previsti presso organi costituzionali.

La stretta

Come spiega anche la stessa relazione illustrativa del decreto Milleproroghe di quest’anno, a fondamento di questa stretta alla mobilità del personale del comparto della Giustizia c’era e c’è ancora «l’esigenza di non sottrarre risorse ad un settore già esposto ad una grave carenza negli organici e con una complessiva situazione di disagio nell’organizzazione del servizio». Scrive infatti ilgoverno nella relazione allegata al decreto: «La criticità fronteggiata con la suddetta disposizione derogatoria non può dirsi oggi superata: essa, pur certamente in via di risoluzione mediante la complessa pianificazione assunzionale in atto, potrà dirsi cessata solo con l’effettivo ingresso in servizio dei nuovi assunti».

Pericolo esodo

La proroga di questa misura è un vero e proprio scoglio a un possibile esodo di personale già in servizio nell’amministrazione della Giustizia verso altre amministrazioni. Quello che il Governo, in sostanza, vuole evitare, è che la carenza di organico a cui da anni il comparto Giustizia deve far fronte si accentui prima che si facciano le annunciate nuove assunzioni. D’altronde è lo stesso principio che ha spinto lo stesso Governo a escludere il personale della Giustizia da coloro che, per effetto del decreto Reclutamento della Pa, possono passare da un’amministrazione all’altra direttamente, senza previo nulla osta dell’amministrazione di appartenenza.

Macchina a rilento

Quello della carenza di personale della Giustizia è un tema molto caldo, a cui il Governo sa di dover porre molta attenzione. D’altronde il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede entro il 2026 la riduzione del 40 per cento della durata dei processi civili e del 25 per cento di quelli penali, oltre a uno smaltimento pressoché totale dell’arretrato. Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, sa che per farlo uno dei nodi è proprio quello del personale, tanto che per raggiungere questi obiettivi ha puntato sull’assunzione di 16.500 giovani laureati da mettere a servizio dei magistrati nell’Ufficio del processo. E visto che nel suo “tour” dei tribunali italiani ha potuto accertarsi dal vivo che le carenze di organico sono drammatiche. Tanto che ci sono Tribunali, come quello di Acerra – Napoli Nord dove, per carenza di personale, i dibattimenti con imputati a piede libero potranno iniziare solo tra 5 anni.

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