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Funzioni locali, gli aumenti finiscono nel congelatore

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Come ampiamente previsto, si è concluso con un nulla di fatto l’incontro di ieri tra l’Aran e i sindacati per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024 del comparto Funzioni locali. Come già accaduto nei giorni scorsi per il contratto della Sanità, non è stato possibile concludere le trattative e arrivare alla firma sulla pre-intesa. A fare da blocco, ancora una volta, la richiesta di maggiori risorse avanzata da Cgil e Uil, che rappresentano la maggioranza delle sigle sindacali presenti al tavolo.

Fumata nera

«L’ultimo testo proposto – ha spiegato il presidente Aran, Antonio Naddeo – include misure significative come l’erogazione di buoni pasto nei giorni di lavoro agile, un’importante novità rispetto al passato, oltre ad altre innovazioni normative». Ma per il fronte del no non è stato sufficiente per raggiungere un accordo. «Riconosciamo la necessità di approfondire temi rilevanti, quali il trattamento del personale della polizia locale, degli operatori educativi e degli insegnanti, tuttavia, senza una volontà condivisa di chiudere il contratto, il proseguimento delle trattative rischia di diventare improduttivo», ha sottolineato Naddeo.

Risorse bloccate

Insomma, gli aumenti di stipendio dei dipendenti degli enti locali, ma anche quelli di infermieri e insegnanti, restano fermi ai box. Cgil e Uil bloccano i tavoli negoziali chiedendo il recupero integrale del potere d’acquisto perso dai dipendenti pubblici per effetto dell’inflazione del 2022 e del 2023. Per superare il muro alzato dai due sindacati la Funzione pubblica ha calcolato che servirebbero 32 miliardi di euro. Una cifra impossibile da recuperare. Mentre quella che il governo ha recuperato per gli aumenti dei circa 2,3 milioni di dipendenti interessati dal blocco delle trattative, e che ora rischia di rimanere nelle casse dello Stato, è pari a 11 miliardi, al lordo dei 5,5 miliardi già stanziati con l’ultima manovra per gli aumenti del prossimo triennio.

Stop agli aumenti

Finora è stato firmato solo il Ccnl delle Funzioni centrali, grazie all’impegno di Confsal Unsa, Cisl Fp, Flp e Confintesa Fp. Il blocco della trattativa per il rinnovo del contratto delle Funzioni locali costringe i dipendenti di Comuni e Regioni a rinunciare ad aumenti medi mensili compresi tra 111 e 141 euro lordi. Per gli oltre 580 mila dipendenti non medici del Servizio sanitario nazionale, oltre all’aumento medio di 172 euro lordi mensili per tredici mensilità, il no di Cgil e Uil ha fatto sfumare anche il via libera al lavoro fuori dagli ospedali e l’ok alla rivalutazione delle indennità.

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