Il nuovo contratto delle Funzioni centrali rimarrà molto probabilmente nella storia del pubblico impiego. Solo tre anni fa, quando a Palazzo Vidoni ancora si metteva in dubbio, anche se in maniera velata, l’efficienza dei dipendenti pubblici, e la priorità era quella di porre un argine al lavoro agile, sarebbe stato impensabile veder nascere un Ccnl come quello firmato in via definitiva ieri, che non solo elimina l’obbligo della prevalenza del lavoro in ufficio e introduce i buoni pasto per chi opera da remoto, ma che apre anche alla settimana corta. L’importanza dell’accordo appena sottoscritto da Aran e sindacati, dopo l’ultimo via libera della Corte dei Conti, va quindi oltre gli aumenti che il Ccnl porterà nelle buste paga di 195 mila statali il mese prossimo, per quanto cospicui, per quanto percepiti come indispensabili dai diretti interessati, che fuori dall’ufficio devono fare i conti ogni giorno con il costo aumentato della vita, con il carrello del supermercato, con la rata del mutuo, con le spese per i figli.
Le innovazioni normative
Sì, 165 euro in più al mese in busta paga – a tanto ammonta l’aumento medio lordo mensile che il nuovo contratto porta in dote agli statali di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici – fanno più che comodo, anche se al tavolo negoziale ci sono state organizzazioni sindacali che hanno fatto finta che non fosse così. Il Ccnl 2022-2024, sottoscritto da Confsal Unsa, Cisl Fp, Flp e Confintesa Fp, che insieme rappresentano il 54% del comparto, proietta di fatto il lavoro pubblico nel futuro, introducendo importanti innovazioni normative. I lavoratori con particolari esigenze di salute e i caregiver avranno diritto per esempio a più giorni di smart working. Prevista l’erogazione del buono pasto anche nelle giornate di lavoro svolte a distanza. Finora le amministrazioni si erano mosse in ordine sparso e questo ha creato disparità di trattamento tra i dipendenti dei vari ministeri e dei diversi enti. Il Ccnl introduce poi la settimana corta a parità di orario, garantendo comunque la qualità e il livello dei servizi resi all’utenza. L’orario di lavoro di 36 ore settimanali potrà dunque essere distribuito su quattro giorni anziché cinque. Una formula che per essere applicata richiederà l’adesione volontaria da parte del diretto interessato.
La valorizzazione delle competenze
Sì anche all’ampliamento delle ore di permesso per i dipendenti con più di 60 anni di età che devono espletare visite, terapie o prestazioni diagnostiche. In linea con gli indirizzi normativi europei e nazionali, il nuovo Ccnl delle Funzioni centrali pone inoltre una clausola sul cosiddetto “Age management”, che diventerà protagonista anche nella Pa. Più nel dettaglio, saranno introdotti specifici strumenti organizzativi allo scopo di valorizzare i punti di forza delle diverse generazioni presenti nelle amministrazioni, affrontare l’invecchiamento della forza lavoro, gestire il prolungamento della vita lavorativa e promuovere le pari opportunità fra lavoratori di diverse fasce di età. Infine, il rafforzamento del sistema di incarichi di posizione organizzativa e professionale, volto a valorizzare le competenze professionali dei lavoratori della Pa centrale, prevede un riconoscimento stabile per coloro a cui per almeno 8 anni è stato affidato un incarico di posizione organizzativa.
