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Al Nord è fuga dal lavoro pubblico: i vincitori rinunciano al posto fisso

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Concorsi pubblici flop, soprattutto al Nord dove sembra esserci una vera e propria fuga di cervelli. Sono diversi ormai, infatti, i concorsi per il pubblico impiego in cui i vincitori sono stati meno dei posti messi a bando. E in molti casi si è visto che a rifiutare il posto sono stati soprattutto i candidati vincitori a cui era stato assegnato un posto al Nord. Motivo? Gli stipendi contenuti della P.a. e il costo eccessivo della vita nell’Italia settentrionale, che spingono vincitori del centro o del sud a rinunciare all’assunzione al Nord, per l’impossibilità di mantenersi. Proprio per questo c’è chi sta pensando a un escamotage: Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane, in un’intervista al Messaggero, ha lanciato l’idea della “regionalizzazione” del posto fisso. L’idea è quella di dare la possibilità ai vincitori dei concorsi pubblici di scegliere la regione da cui lavorare. 

Il rifiuto per il Nord

Ufficio del processo, concorso Ripam per funzionari amministrativi, concorso per le motorizzazioni: sono diversi ormai i concorsi flop, in cui si è visto che diversi candidati vincitori hanno alla fine rinunciato al posto (in alcuni casi fisso), lasciando scoperti molti posti messi a bando. Molti di questi, meridionali, lo hanno fatto rinunciando a un posto vinto al nord. A metterlo nero su bianco è stato da ultimo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Enrico Giovannini, che in audizione ha detto che «sui 320 posti da funzionari di amministrazione che sono stati messi a concorso, una quota consistente ha rinunciato evitando di prendere servizio a meno che non gli fosse stata indicata una sede al Sud». Ma perché questo accade? Non, come alcuni potranno pensare per pigrizia di lasciare casa, ma per un discorso prima di tutto economico: tutti questi concorsi appena conclusi, come altri ancora in pieni, propongono assunzioni (alcuni anche a tempo determinato) con stipendi di circa 1.300/1.500 euro al mese. E, oggettivamente, un conto è vivere con questa cifra al Sud, magari a casa propria, dove il costo della vita è contenuto; un conto è viverci – magari dovendo spostare anche tutta la famiglia – in una città del Nord, dove il costo della vita è assai più alto e per un affitto anche in periferia non si spende meno di 1.100/1.200 euro. Ecco quindi che diversi vincitori di concorso, provenienti dal centro o dal sud, si sono fatti due conti e hanno – per assurdo – ritenuto sia più conveniente non accettare il posto pubblico piuttosto che trasferirsi ed essenzialmente spendere tutto lo stipendio per mantenersi. Soprattutto visto che gli ultimi concorsi pubblici cercano personale altamente specializzato: stiamo parlandi di pluri-laureati che, nel privato, per le proprie competenze vengono pagati anche il triplo. E questo apre un problema per le stesse pubbliche amministrazioni. Come ha detto sempre Giovannini, infatti, «il problema è che strutturalmente nei prossimi anni avremo delle difficoltà a trovare persone adatte».

La soluzione Minenna

Sono due quindi le cose: o la Pubblica amministrazione inizia a offrire stipendi più alti e competitivi, che possano almeno avvicinarsi a quelli – di pari livello – del mondo del lavoro privato; o si dà la possibilità ai vincitori di concorso di scegliere da dove lavorare. Questa seconda possibilità è la proposta che arriva dal direttore dell’Agenzia delle Dogane, Marcello Minenna. «Nelle nostre procedure di selezione – ha detto in un’intervista al Messaggero – abbiamo colto alcuni cambiamenti rispetto al passato. Ormai le persone si sono abituate a essere interconnesse e a vivere a distanza. Di questi nuovi fenomeni va tenuto conto quando si organizza un concorso». Annunciando che a luglio l’Agenzia bandirà un nuovo concorso per 1.500 posti, Minenna annuncia la sua “cura” per ovviare al problema delle rinunce di candidati vincitori: «i candidati potranno scegliere la regione nella quale lavorare» incentivandoli, così, ad accettare il posto di lavoro e attraendo nella P.a. anche i giovani cervelli. 

4 Comments

  1. MINENNA farebbe meglio a controllare cosa combinano le commissioni dei concorsi dell’Agenzia delle Dogane. Nell’ultimo concorso hanno reso vincitori un numero di candidati altamente inferiori ai posti messi a concorso. Nel profilo “relazioni internazionali” hanno dichiarato vincitori solo 45 candidati degli 83 giunti alla prova orale dopo una forte selezione alle prove scritte. Sarebbe interessante conoscere quali criteri abbiano seguito per attribuire il punteggio di 19 sul 21 necessario al superamento della prova orale si badi bene. Altro che rinuncia al posto di lavoro da parte dei candidati che non vogliono andare al Nord. Non riesco infatti a capire cosa succederebbe di diverso regionalizzando i concorsi.

  2. A mio modesto parere si dovrebbero introdurre le fasce stipendiali, in base alle aree geografiche. A parità di mansione un dipendente pubblico che vive e lavora a Milano non può percepire lo stesso stipendio di un collega di una provincia

    • Smettiamola con queste assurde proposte: a parità di funzioni parità di retribuzione.
      Provi per es. a pagare un’assicurazione auto al sud o l’acqua potabile, credo che cambierebbe subito opinione. Al sud molti importanti servizi pubblici funzionano male e spesso bisogna ricorrere ai privati pagando di tasca propria . Ma di cosa parliamo!

  3. Concordo, facciamo tante statistiche in Italia, e si conosce benissimo il costo della vita in ogni città. Quindi basterebbe parametrare lo stipendio per città

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