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Fringe benefit, statali esclusi dal bonus contro il caro energia

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Per la ministra del Lavoro, Marina Calderone, sono un’integrazione alle tredicesime. Per Giorgetti, titolare del Tesoro, la misura si ispira al modello tedesco di welfare. Parliamo di una delle novità più attese del decreto Aiuti quater, ma anche di uno degli interventi più discussi visto che “parla” solo a una piccola fetta di lavoratori privilegiati, escludendo per esempio tutti gli statali. Fari puntati sull’estensione fino a 3mila euro dei fringe benefit aziendali esentasse, dunque a zero Irpef, che stando alle stime raggiungeranno circa 2,5 milioni di dipendenti privati.

La beffa

Il provvedimento modifica l’entità del tetto previsto originariamente sui fringe benefit, portandolo da 600 euro a 3mila euro, in modo tale da agevolare i datori di lavoro che intendono erogare l’integrazione. Obiettivo: tendere una mano ai lavoratori alle prese con il caro energia. Ma come detto l’aiuto andrà solo a pochi fortunati. Per i dipendenti della Pubblica amministrazione mancano infatti le coperture necessarie: solo per erogare il bonus ai 3,2 milioni di statali in servizio servirebbero fino a 9 miliardi. 

Il bonus

L’estensione fino a 3mila euro resterà operativa fino al 31 dicembre, ma si considerano percepiti nel periodo d’imposta anche le somme e i valori corrisposti entro il 12 gennaio del periodo d’imposta 2023. I fringe benefit possono essere assegnati dal datore di lavoro anche ad personam e includono pure le somme erogate o rimborsate dalle aziende per il pagamento delle utenze domestiche per luce, gas e acqua. Rientrano tra i fringe benefit anche i beni ceduti e i servizi prestati al coniuge del lavoratore. 


Le bollette

È stato il governo Draghi, con il decreto Aiuti-bis, a inserire nel paniere dei beni assimilati ai fringe benefit anche le bollette. Più in generale, i fringe benefit rientrano nel welfare aziendale, vengono inseriti nel contratto di lavoro e comprendono tra gli altri beni come il telefono e l’auto aziendale. Attenzione però perché i fringe benefit cambiano da un’azienda all’altra: sono gli accordi tra impresa e singolo dipendente a stabilire se prevederli e in che misura. Tradotto: l’azienda non è obbligata ad assegnarli. 

Le perplessità

A dire il vero i fringe benefit non convincono molto nemmeno gli industriali. Secondo Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, per rimettere soldi in tasca agli italiani, specialmente quelli con redditi bassi che hanno sofferto durante la crisi e stanno accusando i colpi dell’inflazione, bisogna intervenire sul cuneo fiscale. «I fringe benefit non ci convincono – ha dichiarato il numero uno di viale dell’Astronomia – perché la platea dei lavoratori che usufruisce di queste agevolazioni è molto ridotta, i primi conteggi parlano di circa un 17 per cento».

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