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Concorsi flop, solo 14mila assunzioni completate su oltre 100mila posti messi a bando

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Tra Pnrr e fondi della politica di coesione arriveranno 484 miliardi per la ripresa da qui al 2029. Ma la Pa non è ancora pronta ad affrontare questa sfida. L’allarme è stato lanciato nel giorno di apertura di Forum Pa 2022, l’evento organizzato da Fpa, società del gruppo Digital360, in programma a Roma fino al 17 giugno. Assunti oltre 15 mila professionisti per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lenti i grandi concorsi: tra il 2019 e il 2021, 30 su 55 si sono conclusi, solo 14,5 mila posti assegnati su 103 mila a bando. Doveva essere presente all’evento anche il ministro Renato Brunetta, che però all’ultimo ha dato forfait. 

Le assunzioni

I dipendenti pubblici italiani sono fermi a 3,2 milioni, lontani dai 5,7 milioni della Francia, 5,3 milioni del Regno Unito e 5 milioni della Germania. Hanno un’età media di 50 anni. Ricorda Forum Pa: per raggiungere l’obiettivo di «4 milioni di dipendenti con un’età media di 44 anni e competenze adeguate» fissato entro il 2028 dal ministro Renato Brunetta, considerando anche i previsti 500mila pensionamenti, entro 6 anni bisognerebbe assumere quasi 1,3 milioni di persone, circa 200 mila ogni anno, con un’età media di 28 anni. Un traguardo difficilmente raggiungibile. Così Gianni Dominici, direttore generale di Fpa: «La Pa deve diventare più attrattiva per i giovani competenti, rafforzare identità, motivazione e appartenenza dei suoi dipendenti. Si deve costruire un’organizzazione agile basata su obiettivi e risultati». La domanda di lavoro sta rapidamente cambiando. «Si appanna l’attrattività del posto fisso e cresce il bisogno di un lavoro motivante, in cui si possa continuamente crescere. La Pa, per essere all’altezza dei compiti che ha davanti, deve velocemente cambiare il suo modo di essere datore di lavoro: vanno migliorate le procedure di selezione, spesso ancora nozionistiche, tanto per iniziare», spiega il presidente di Fpa, Carlo Mochi Sismondi. C’è però una campagna di reclutamento che ha raccolto grandi adesioni e sta rispettando la tabella di marcia, portando nel settore pubblico giovani qualificati. È quella per i professionisti del Pnrr, per cui nel solo 2021 sono state ricevute 160 mila candidature e sono già oltre 15 mila le assunzioni a tempo determinato realizzate (sommando procedimenti realizzati, conclusi e in corso d’opera). Una quota superiore al 50% del totale previsto, che indica il rispetto del timing fissato entro il 2023. Lo sguardo ora è rivolto ai concorsi pubblici con le nuove regole che puntano a introdurre in breve tempo nuovo personale giovane e qualificato, i cui effetti, dopo i primi mesi di applicazione, sono ancora incerti. Su 55 grandi concorsi indetti tra il 2019 e il 2021, 30 si sono conclusi e 25 sono ancora in corso, ma dei 103 mila posti messi a bando, appena 14,5 mila sono stati assegnati e oltre 88 mila (in gran parte nella scuola) sono ancora vacanti.

Precari

Nonostante le attese, dopo la crescita del 2019 e il nuovo calo del 2020, il 2021 non è stato l’anno del grande aumento dei dipendenti pubblici. Le stime della Ragioneria dello Stato segnalano una debole crescita per il personale stabile della Pa (+0,2%), che al 31 dicembre 2021 risulta composto da 3.249.337 persone. Lo sblocco del turnover è partito dal 2019 ma il rallentamento delle procedure concorsuali dovuto alla pandemia e l’accelerazione dei pensionamenti non hanno ancora permesso un ribilanciamento di entrate e uscite. E l’andamento dell’occupazione si riflette sui dati di spesa dello Stato: la spesa per le remunerazioni dei dipendenti pubblici nel 2021 è stata di 176,3 miliardi, +1,6% rispetto al 2020, con un risparmio di 3,1 miliardi rispetto alle previsioni. Sono circa 416 mila le persone inserite nella Pa con contratti di lavoro flessibile (nel pubblico ci sono 14 dipendenti con contratti a termine ogni 100 stabili), di cui il 70% è assorbito dal comparto Istruzione e ricerca, settore con 292 mila precari. Dal 2022, con l’ingresso di oltre 45mila profili a tempo determinato per il Pnrr, l’incidenza del personale a tempo determinato delle amministrazioni pubbliche è destinata ad aumentare. Infine, secondo i dati Inps, i dipendenti pubblici andati in pensione nel 2021 sono 146.110, con un’età media di 65,6 anni. Per effetto del mancato turnover, a fine 2022 avremo circa 94,4 pensioni erogate ogni 100 contribuenti attivi (erano 73 nel 2002).

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