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Fisco, ultimo mese per aderire alla rottamazione quinquies

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La rottamazione-quinquies, che consente di sanare 22 anni di imposte non pagate, corre veloce verso il traguardo del 30 aprile (data entro la quale deve essere inoltrata la domanda). Ma i comuni, cui è affidato il compito di deliberare i criteri attuativi per la definizione agevolata di Tari e multe stradali, si stanno muovendo con molta lentezza. Infatti, la versione “locale” della pace fiscale non scatta da sola. La legge di Bilancio 2026 consente a Regioni e Comuni di introdurre proprie definizioni agevolate, ma solo con regolamenti o atti ad hoc, nel rispetto degli equilibri di bilancio e con un termine per aderire non inferiore a 60 giorni dalla pubblicazione sul sito istituzionale. La norma permette inoltre diincludere, oltre ai tributi, anche entrate patrimoniali; esclude invece l’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), le compartecipazioni e le addizionali ai tributi erariali. Qui si vede la frattura tra piccoli e grandi Comuni. La legge lascia agli enti un margine molto ampio su periodi interessati, sanzioni da abbattere, interessi da ridurre, numero di rate e platea delle entrate ammesse. In più, una nota Anci-Ifel segnala che la disciplina locale non è perfettamente coordinata con la rottamazione nazionale dei carichi iscritti a ruolo tra il 2000 e il 2023: tradotto, per i municipi la partita non è meccanica, ma tecnico-contabile e, per certi versi, perfino delicata. È uno dei motivi per cui le città più grandi stanno rallentando. Roma è il caso più eloquente. Sul portale di Roma Capitale è comparsa persino un’iniziativa popolare che chiede l’adesione alla quinquies per Imu (Imposta municipale propria), Tari (Tassa sui rifiuti) e multe, segnalando che il Campidoglio non ha ancora deliberato.

Gli indecisi

La prudenza, del resto, ha un precedente preciso: la giunta capitolina scelse di non applicare lo stralcio dei piccoli debiti previsto allora dalla manovra statale, per non rinunciare a circa 280 milioni di euro di entrate residue. In una città con una massa imponente di crediti e un equilibrio finanziario sempre osservato con il microscopio, la linea è chiara: prima i conti, poi l’annuncio. Napoli si sta muovendo, ma con il passo di chi sa di camminare su un pavimento fragile. Sul sito del Comune compaiono gli ordini del giorno sulla definizione agevolata dei tributi locali. L’aula ha esaminato un documento che impegna sindaco e giunta ad attivare le procedure, predisporre un regolamento comunale e informare i cittadini. A Milano il segnale politico c’è, ma è una pagina bianca: nel programma dei lavori del Consiglio comunale compare la mozione per l’adesione alla sanatoria, però mancano le norme.

Cosa bisogna sapere

In attesa che i sindaci si diano una svegliata val bene ricordare come funziona la Rottamazione 5.0 (incasso stimato 9 miliardi), che riguarderà le cartelle dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Potrà aderire solo chi ha presentato la dichiarazione ma ha omesso il pagamento, mentre sarà escluso chi non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi e anche chi è stato oggetto di accertamento. Il debito potrà essere corrisposto in un’unica soluzione oppure potrà essere rateizzato su 9 anni con 54 rate bimestrali (con un tasso annuo ridotto dal 4 inizialmente previsto al 3 per cento) tutte di pari importo. La rata iniziale (versamento entro il 31 luglio) non potrà essere inferiore a 100 euro. La sanatoria è stata costruita ad ampio spettro. Potranno infatti aderire alla misura anche i tributi relativi agli enti locali, come ad esempio multe, Imu e Tari. La rottamazione quinques è piuttosto conveniente. Come già per le rottamazioni precedenti, il contribuente potrà infatti estinguere i debiti, versando unicamente le somme dovute a titolo di capitale e quelle maturate a titolo di rimborso spese per le procedure esecutive e per i diritti di notifica. Non sono invece da corrispondere le somme dovute a titolo di interessi iscritti a ruolo, sanzioni, interessi di mora e aggio. Dal beneficio si decade dopo due rate non pagate – anche non consecutive – ma con un meccanismo maggiormente punitivo rispetto alla Rottamazione quater: il debito residuo non sarà infatti rateizzabile e dovrà essere a quel punto corrisposto in un’unica soluzione. Sono esclusi da questa nuova definizione agevolata i debiti già oggetto di rottamazione con la quater (la definizione agevolata tuttora in corso, che riguarda i carichi fino al 30 giugno 2022). Chi al 30 settembre risulta in regola con i versamenti della quater non potrà infatti sospendere i pagamenti e passare alla quinquies: i debiti già “indicati” nelle domande di rottamazione quater per i quali i pagamenti previsti sono regolari non potranno infatti essere inseriti nella domande della Rottamazione quinquies. Sulla platea dei contribuenti potenzialmente interessati ballano varie ipotesi ma dovrebbe trattarsi di una cifra molto ridotta rispetto alle cifre circolate nelle scorse settimane. Secondo i dati disponibili solo meno del 20% del totale dell’evasione deriva dal mancato versamento, mentre oltre l’80% riguarda chi non presenta la dichiarazione dei redditi o la presenta in modo infedele. I contribuenti che al 2022 avevano ancora una cartella sono 16 milioni.

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