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Family Act, i congedi parentali saranno fruibili fino ai 14 anni dei figli

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Congedi parentali per mamma e papà più lunghi, assenze retribuite per seguire i colloqui a scuola e accompagnare la mamma alle visite in gravidanza, astensione dal lavoro più lunga per i neo papà. Queste alcune delle novità introdotte dal Family act, ovvero il disegno di legge delega, approvato in via definitiva dal Parlamento lo scorso 6 aprile, che impegna il Governo a riformare tutta la disciplina in materia di sostegno alla famiglia e alla genitorialità, con un input decisivo alla conciliazione famiglia-lavoro, oggi ancora poco all’avanguardia in Italia, se facciamo il paragone – ad esempio – con il nord Europa. 

Tra intenzione e realtà

Il testo di legge prevede che il Governo abbia due anni di tempo per attuare le disposizioni del Family Act, che dunque non saranno reali fino a quel giorno. La ministra Elena Bonetti ha sottolineato, dunque, come sia urgente “dare seguito il prima possibile ai decreti attuativi proprio per dare risposte, dal tema del sostegno dei posti per i servizi educativi, ai congedi parentali e al sostegno del lavoro femminile, che è particolarmente incisiva e del tutto coerente con il Pnrr”.

Congedi parentali

Il Family Act prevede che i congedi parentali – ovvero il periodo di astensione facoltativa dal lavoro per cui possono optare la mamma e il papà (non in contemporanea) ottenendo il 30% della propria retribuzione – vengano allungati a 10 mesi complessivi (di cui si può usufruire anche in maniera frazionata) fino all’età di 14 anni dei figli (mentre oggi il tetto è fissato a 12 anni). E, inoltre, viene prevista la loro estensione anche a lavoratori autonomi e liberi professionisti. Il ddl delega prevede poi l’introduzione di specifici permessi per le prestazioni specialistiche dirette alle donne in stato di gravidanza eseguite durante l’orario di lavoro, da destinarsi al coniuge, al convivente ovvero a un parente entro il 2° grado. Viene previsto poi un periodo minimo, non inferiore a due mesi, di congedo parentale non cedibile all’altro genitore per ciascun figlio e premi in caso di distribuzione equa tra i genitori di detti congedi.

I papà

Il Governo è impegnato inoltre ad aumentare i giorni di congedo di paternità obbligatorio (oggi sono appena 10 giorni) per tutti i papà (a prescindere dallo stato civile e dalla condizione lavorativa), ad aumentarne la retribuzione, e ad estenderlo a tutti i lavoratori, anche quelli pubblici e i liberi professionisti. 

La scuola

Nei prossimi anni si prevederà inoltre l’introduzione di specifici congedi retribuiti per mamma e papà, pari ad almeno 5 ore l’anno per figlio, per essere presenti ai coloqui scuola-famiglia e altre iniziative scolastiche. L’obiettivo è anche pagare i permessi per la malattia dei figli, che oggi sono previsti ma in forma non retribuita. 

Rientro a lavoro

Il Family Act prevede poi incentivi per i datori di lavoro che, ai fini dell’armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro, prevedono modalità di lavoro flessibile con facoltà dei lavoratori di chiedere, secondo le previsioni dei medesimi contratti, il ripristino dell’originario regime contrattuale. Arriveranno poi sgravi contributivi per le imprese per le sostituzioni di maternità, per il rientro delle donne al lavoro e per le attività di formazione ad esse destinate. 

Vengono poi previsti incentivi per: l’avvio e il sostengo nei primi due anni delle nuove imprese femminili; per l’occupazione delle donne al Sud; promuovere la contrattazione di secondo livello, destinata alla promozione della conciliazione tra vita professionale e vita privata; favorire l’emersione del lavoro sommerso in ambito domestico; promuovere il sostegno alla formazione in materia finanziaria delle imprenditrici e alla digitalizzazione delle imprese. 

Assegno unico

Per le famiglie, già oggi, c’è infine l’assegno unico e universale, già in vigore, che sostituisce le detrazioni Irpef sui figli a carico e tutti gli altri bonus – all’infuori del bonus asilo nido – e può essere richiesto dai nuclei familiari di cittadini italiani o con permessi di soggiorno, residenti in Italia, con a carico un figlio entro i 21 anni d’età.

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