L’età pensionabile potrebbe salire a 67 anni e 8 mesi nel 2031, ha lanciato l’allarme la Ragioneria generale dello Stato. In pratica, dovrebbe aumentare di altri tre mesi nel 2029 e di ulteriori due mesi nel 2031, seguendo il meccanismo previsto dalla legge di adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Lo stesso meccanismo produrrà dal 2027 un aumento di 3 mesi, che il governo ha diluito con la manovra spalmandolo su 2 anni (1 mese nel 2027 e 2 mesi nel 2028). Con l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, per la pensione anticipata potrebbero essere necessari 43 anni e 4 mesi di contributi dal 2029 e 43 anni e mezzo dal 2031.
La spesa previdenziale a 400 miliardi
La Rgs ha evidenziato «l’’importante contributo che l’elevamento dell’età media al pensionamento produce sugli importi di pensione, concorrendo a migliorare l’adeguatezza delle prestazioni nell’ambito del sistema di calcolo contributivo». Tale aspetto, ha affermato la Rgs, risulta ancor più marcato nell’ipotesi di anzianità contributiva parametrata al requisito minimo di età previsto per il pensionamento di vecchiaia. Secondo il Rapporto annuale 2025 dell’Istat, la spesa previdenziale italiana ha raggiunto i 400,4 miliardi di euro nel 2024, di cui oltre l’80% è stato assorbito dagli assegni pensionistici. Si tratta di un dato che delinea uno scenario preoccupante per la sostenibilità del sistema pubblico: questo importo, infatti, rappresenta quasi il 20% dell’intero Pil nazionale del 2024.
Un anno di transizione
Per quanto riguarda il 2026, i requisiti di accesso alle pensioni di vecchiaia e anticipate restano gli stessi del 2025: per la vecchiaia servono anche quest’anno 67 anni di età e 20 di contributi, mentre per l’anticipata occorrono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Sia Quota 103 che Opzione donna non sono state rinnovate: potranno continuare a essere utilizzate solo da chi ha maturato il diritto entro il 31 dicembre 2025, nel caso di Quota 103, ed entro la fine del 2024, nel caso di Opzione donna. A febbraio, poi, aumentano gli assegni previdenziali. Dopo un mese di gennaio caratterizzato da ricalcoli e conguagli fiscali, l’Inps dovrebbe aver completato l’adeguamento degli importi previsto dalla legge di Bilancio 2026, applicando le nuove regole di tassazione e le maggiorazioni spettanti. In caso di ulteriori ritardi tecnici, alcune voci potrebbero slittare a marzo, ma con effetto retroattivo. I pagamenti saranno effettuati il 2 febbraio.
