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Comunali, 152 euro in più al mese: scudo anti-esodo

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Sei mesi. Ecco quanto è passato tra la firma di un contratto e di quello successivo nel comparto delle Funzioni locali. Ieri all’Aran è stata siglata la preintesa per il triennio 2025-27. L’accordo, che questa volta a differenza della precedente rornata è stato siglato da tutte le organizzazioni sindacali, prevede aumenti mirati per i dipendenti dei Comuni, dove le retribuzioni si posizionano un gradino più in basso rispetto a quelle degli altri enti (e diversi piani sotto se confrontate con quelle delle amministrazioni centrali). In questo modo il governo prova a parificare le buste paga nella Pa, in modo da non lasciare i sindaci a corto di personale: i comunali che si sono dimessi tra il 2017 e il 2024 sono più di 80mila. E in molti si sono dimessi dopo aver vinto un concorso per entrare in un’altra amministrazione pubblica dove gli stipendi sono più competitivi. Il rinnovo è finanziato con risorse che a regime, ovvero dal 1° gennaio 2027, ammontano a circa 989 milioni di euro annui, al lordo degli oneri riflessi, erogati attraverso tre incrementi progressivi. Gli incrementi sono destinati agli stipendi tabellari, con effetti su tutti gli istituti collegati, e comprendono l’anticipazione già corrisposta ai sensi della legge di Bilancio 2025. A regime, l’incremento medio complessivo è pari a 152 euro lordi mensili per tredici mensilità per il personale dei Comuni e a 141 euro lordi mensili per tredici mensilità per il personale degli altri enti del comparto. Gli arretrati medi ammontano a circa 1.136 euro. Ci sono poi risorse specificamente destinate ai Comuni dalla legge di Bilancio 2026, il cui impatto sulle buste paga del personale coinvolto è ancora da definire. L’articolo 1, comma 674, ha istituito nello stato di previsione del ministero dell’Interno un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2027 e di 100 milioni di euro annui a regime dal 2028. Questi soldi sono finalizzati all’incremento del trattamento accessorio, anche nella componente fissa e ricorrente, del personale non dirigenziale dei Comuni. La ripartizione tra gli enti sarà definita con un decreto del Viminale, di concerto con il ministero per la Pubblica amministrazione, sulla base dei criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale.

LE NOVITA’

Il contratto delle Funzioni locali introduce un titolo interamente dedicato all’intelligenza artificiale, contenuto negli articoli 14-16. Le nuove disposizioni disciplinano l’utilizzo dei sistemi di IA, le garanzie per il personale e la formazione necessaria per un uso responsabile delle nuove tecnologie. «L’intelligenza artificiale viene così ricondotta al presidio contrattuale anziché essere lasciata alla sola decisione unilaterale dell’amministrazione», ha spiegato l’Aran. Inoltre viene regolamentata la figura del social media e digital manager, in attuazione del decreto-legge 25/2025. Nel nuovo contratto c’è spazio anche per un meccanismo di copertura economica in caso di vacanza contrattuale: a partire dall’anno successivo alla scadenza sarà riconosciuta un’anticipazione pari al 30% dell’inflazione Ipca misurata sugli stipendi tabellari, che salirà al 50% dopo sei mesi. Aumenta allo stesso tempo la flessibilità per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, con priorità per i soggetti più fragili e per chi svolge un ruolo di cura.

LA PLATEA

Il contratto si applica a 403.617 dipendenti di Regioni, enti locali, Camere di commercio e degli altri enti del comparto. «Portiamo anche nel comparto degli enti più vicini ai cittadini un rinnovo raggiunto nei tempi giusti e non a scadenza ampiamente superata», ha dichiarato il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo. Così invece il ministro Paolo Zangrillo: «Investire nelle persone significa offrire servizi sempre migliori ai cittadini».

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