L’intelligenza artificiale mette a rischio la sopravvivenza di una serie di lavori, per i quali non sarà più necessario il tocco umano. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia da considerare. lo strumento sta aiutando sempre più persone a trovare un impiego. L’IA non è solo un ottimo alleato quando bisogna scrivere il proprio curriculum, è anche un perfetto suggeritore di aziende e concorsi pubblici “target” (di questo si occupa Camilla, l’assistente virtuale della PA per chi cerca lavoro nel pubblico). Non solo. L’IA è anche in grado di anticipare le domande che verranno poste nei colloqui di lavoro, quesiti trabocchetto inclusi. Le persone capaci di utilizzare gli strumenti di IA possono così usufruire direttamente di un servizio di orientamento online che, nel tempo, porterà a una riduzione della centralità dei servizi erogati da soggetti pubblici (i centri per l’impiego) o convenzionati.
L’esempio della Svezia
Negli ultimi anni i servizi pubblici per l’impiego europei hanno esplorato attentamente le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Le applicazioni più diffuse in Europa sono quelle per la profilazione dei disoccupati e delle offerte di lavoro. Anche le applicazioni per l’orientamento professionale stanno riscuotendo successo. Meno, per adesso, le applicazioni di matching. Il coinvolgimento diretto degli utenti finali nello sviluppo delle applicazioni, infine, è ancora molto limitato in tutta Europa. Fa eccezione la Svezia dove si conducono ormai da anni studi pilota per testare l’impatto dei modelli di IA nell’attività di ricerca del lavoro da parte degli utenti.
Italia indietro
In Italia l’IA fatica invece a fare breccia nei centri per l’impiego. I servizi di orientamento offerti dai Cpi si basano quasi esclusivamente sul lavoro degli operatori, che svolgono prevalentemente colloqui individuali con gli utenti. Nel quadro del programma di “Garanzia di occupabilità dei lavoratori”, il percorso di presa in carico prevede che l’utente si rechi fisicamente presso il centro per l’impiego per sostenere un colloquio finalizzato alla raccolta di informazioni sulla sua situazione personale e professionale. I dati raccolti vengono poi elaborati da un software che assegna all’utente un livello di occupabilità. Dopodiché l’utente e l’operatore del Cpi concordano un piano d’azione che può prevedere corsi di formazione o tirocini. L’intero processo, dall’intervista di profilazione alla stesura del piano d’azione, potrebbe essere svolto dall’IA. Ciò permetterebbe di liberare risorse umane da compiti standardizzati, in modo da assegnarle a casi più complessi, come quelli relativi a lavoratori a rischio di espulsione dal mercato del lavoro.
Un coach virtuale per i Neet
A maggio il ministero del Lavoro ha presentato alle regioni il progetto AppLI (“Assistente personale per il lavoro in Italia”), un coach virtuale pensato per l’attivazione e l’orientamento di base degli utenti. Dopo una prima fase di sperimentazione condotta con sei realtà regionali, AppLI ora verrà testato su larga scala. L’assistente IA opererà in sinergia con le attività quotidiane dei Centri per l’impiego. Uno degli obiettivi del progetto è quello di favorire il recupero dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano.
