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Dirigenti pubblici, i dati reddituali e patrimoniali vanno comunicati alla Pa

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I dirigenti pubblici devono comunicare alla propria Pa i loro dati reddituali e patrimoniali. Lo ha ribadito l’Anac con un parere del 22 ottobre scorso. L’obbligo di comunicazione dei dati per i titolari di incarichi dirigenziali è previsto dal d.lgs. n. 33/2013. Lo stesso decreto legislativo prevede inoltre che le pubbliche amministrazioni rendano pubblici tali dati, ma la Corte dei Conti ha ritenuto incostituzionale quest’ultima disposizione. Sono nate così incertezze applicative sull’applicazione della norma, che hanno portato alla richiesta di parere all’Anac.

Il chiarimento

L’Anac ha chiarito che è necessario un apposito regolamento per procedere con la pubblicazione dei dati patrimoniali e reddituali dei dirigenti da parte delle Pa: tale regolamento, previsto dall’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dovrà individuare i dati che devono essere pubblicati. «Si tenga presente che per effetto dell’articolo 1, comma 16, del decreto Milleproroghe del 2021, il termine inizialmente previsto del 31 dicembre 2020 per l’adozione del regolamento è stato differito al 30 aprile 2021. Tuttavia, nonostante il termine sia decorso, il regolamento non è stato ancora adottato né sono intervenute proroghe ulteriori per la sua adozione», sottolinea sempre l’Anac. Rimane invece fermo l’obbligo di comunicazione dei dati patrimoniali e reddituali all’amministrazione di appartenenza, afferma l’Autorità. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 20/2019, aveva ritenuto incostituzionale l’obbligo indiscriminato di pubblicazione di questi dati per tutti i dirigenti, ma come ricorda l’Anac nel suo parere «non ha ritenuto illegittima la previsione dell’obbligo di comunicare la situazione patrimoniale e reddituale del dirigente pubblico».

Stop ai conflitti di interesse

L’art. 13, comma 3, del Dpr n. 62 del 2013 dispone poi quanto segue: «Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini entro il secondo grado, coniuge o convivente che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio che dovrà dirigere o che siano coinvolti nelle decisioni o nelle attività inerenti all’ufficio. Il dirigente fornisce le informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche previste dalla legge». I dirigenti devono comunicare anche partecipazioni azionarie (come quote detenute in società, soprattutto se queste possono generare un conflitto di interessi con l’ufficio che andrà a dirigere), nonché interessi finanziari, inclusi gli investimenti, titoli, proprietà o rapporti economici che potrebbero interferire con l’imparzialità del ruolo pubblico. La finalità dell’obbligo si rinviene in particolare nella prevenzione dei conflitti di interessi, reali e potenziali, tesi ad evitare che il dirigente possa trovarsi in situazioni dove interessi privati influenzino decisioni pubbliche.

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