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Dipendenti pubblici, sulla buonuscita un “dazio” di 1.500 euro

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Sulla buonusciuta dei dipendenti pubblici oggi grava un “dazio” di 1.500 euro. Non accennano ad arretrare i tassi di interesse sugli anticipi del Tfs/Tfr che le banche concedono ai lavoratori della Pa. Il tema del pagamento differito e rateizzato della liquidazione in ambito pubblico è tornato sotto i riflettori dopo che un ricorso della piattaforma Rimborso.eu, arrivato davanti alla Consulta, ha scatenato una risposta dell’Inps definita da molti surreale. L’Inps ha detto in sostanza che la “trattenuta” opera nell’interesse dell’ex dipendente, che in questo modo non può sperperare i soldi della buonuscita.

Costi triplicati

Nel 2019 il governo ha provato a mettere una toppa al problema avviando una convenzione con le banche per anticipare il Tfs o il Tfr ai dipendenti pubblici. Ma gli interessi sui finanziamenti che gli istituti concedono agli statali in pensione, sebbene inferiori alla media di mercato, sono totalmente a carico degli ex dipendenti, che si ritrovano perciò a pagare una gabella a volte anche molto onerosa per beneficiare di un diritto già acquisito. L’interesse praticato dalle banche è il risultato della somma del rendistato e dello spread. L’andamento del rendistato viene monitorato da Bankitalia che ogni mese rilascia un bollettino con i valori aggiornati. A gennaio del 2026 il rendistato generale si è attestato a 3,030 punti, un valore sostanzialmente in linea con quello di dicembre 2025 (3,077 punti) e solo leggermente inferiore al dato rilevato all’inizio dello scorso anno (allora l’asticella si posizionava a quota 3,195 punti). Siamo lontani dai picchi del 2023, quando il rendistato generale era arrivato a sfondare la soglia del 4%, ma rispetto al 2021 il valore risulta comunque triplicato.

La tabella

Un ex dipendente che si reca oggi in banca per chiedere l’anticipo del Trattamento di fine servizio o di fine rapporto deve scontare sul finanziamento una spesa per gli interessi che in media è pari attualmente a circa 1.500 euro totali sui prestiti di 45mila euro. Cinque anni fa il “dazio” sui finziamenti di questa entità non superava i 500 euro. Più nel dettaglio, a gennaio il rendistato per la fascia di vita residua tra 1 anno e 1 anno 6 mesi, quella più breve, si è fermato a 2,105 punti. Il rendistato per la fascia di vita compresa tra 4 anni 7 mesi e 6 anni 6 mesi ha toccato i 2,838 punti, mentre quello per la fascia di vita più lunga (20 anni e 7 mesi e oltre) si è attestato a 4,229 punti. Insomma, l’anticipo del Tfs/Tfr oggi costa in termini di interessi tre volte di più rispetto a quando è stata attivata la convenzione con le banche per l’erogazione di questi finanziamenti a tasso agevolato. Nel complesso si spendono mediamente mille euro in più di interessi per i prestiti di 45mila euro, la cifra massima esigibile quando ci si rivolge a un istituto di credito.

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