Addio alla pensione anticipata. La stretta sulle Quote introdotta dal governo Meloni ha fatto calare del 10% le uscite anticipate dal lavoro nel 2025. Lo ha rilevato l’Inps, secondo cui l’anno scorso sono state liquidate 202.708 pensioni anticipate, ovvero il 9,9% in meno rispetto all’anno precedente. Il dato è provvisorio. Nel 2025 le pensioni anticipate sono inferiori a quelle di vecchiaia registrate nell’anno (267.332). Queste ultime sono diminuite del 3,35% sul 2024. Nel complesso l’Inps ha liquidato nel 2025 831.285 pensioni (erano state 901.152 del 2024) con un importo medio di 1.229 euro al mese (1.326 al mese medi per le gestioni previdenziali). Per quanto riguarda i lavoratori della Pa, l’Inps segnala che la gestione dei dipendenti pubblici ha liquidato 114.181 trattamenti nel 2025, contro i 128.907 trattamenti dell’anno prima. L’importo medio erogato ai dipendenti pubblici in pensione nel 2025 è stato pari a 2.087 euro circa, in aumento rispetto ai 2.031 euro del 2024.
Le pensioni della Pa valgono 2.350 euro al mese
Dal monitoraggio dei flussi di pensionamento dell’Inps emerge dunque che la contrazione più significativa ha riguardato nel 2025 le pensioni anticipate, con oltre 22 mila prestazioni in meno. Nel pubblico sono state erogate lo scorso anno 47.312 pensioni anticipate, contro le quasi 53mila del 2024. Le pensioni di vecchiaia erogate ai dipendenti pubblici nel 2025 sono state invece 35mila, contro le 33 mila dell’anno prima. L’importo medio erogato per le pensioni di vecchiaia dei lavoratori della Pubblica amministrazione è stato di 2.352,70 euro nel 2025, mentre l’asticella si abbassa di una quarantina di euro, a 2.316,94 euro, se si concentra lo sguardo sulle sole pensioni anticipate. E ancora. Nel 2025, osserva sempre l’Inps, l’importo medio delle pensioni liquidate alle donne è stato inferiore del 26% rispetto a quello degli uomini (1.056 euro per le donne e 1.437 euro per gli uomini). Le pensioni erogate con Opzione donna, la misura che consentiva di uscire dal lavoro in anticipo calcolando l’intero montante con il sistema contributivo, hanno riguardato l’anno scorso 2.147 lavoratrici: sono praticamente la metà, il 40,5% in meno, rispetto al 2024, quando Opzione donna era stata scelta da 3.612 dipendenti.
Come si va in pensione nel 2026
Ma cosa è cambiato in materia di previdenza pubblica con l’entrata in vigore della legge di Bilancio per il 2026? I requisiti di accesso alle pensioni di vecchiaia e anticipate restano gli stessi del 2025: per la vecchiaia servono perciò anche quest’anno 67 anni di età e 20 di contributi, mentre per l’anticipata occorrono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Sia Quota 103 (uscita con 62 anni di età e 41 anni di contributi) che Opzione donna (61 anni e 35 anni di contributi per caregiver, invalide almeno al 74%, disoccupate o occupate in aziende con tavoli di crisi aperti presso il ministero del Lavoro) non sono state rinnovate: potranno continuare a essere utilizzate solo da chi ha maturato il diritto entro il 31 dicembre 2025, nel caso di Quota 103, ed entro la fine del 2024, nel caso di Opzione donna. Prorogato a tutto il 2026 l’incentivo per i lavoratori, sia pubblici che privati, che decidono di rimanere in attività anche dopo il conseguimento dei requisiti per il pensionamento anticipato (il bonus Giorgetti, ex bonus Maroni). È poi previsto un aumento di circa 20 euro mensili per le pensioni minime. Per il biennio 2027-2028 è previsto, infine, l’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, con un aumento di 1 mese nel 2027 e di ulteriori 2 mesi nel 2028.
