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Sergio Gasparrini: «Decreto Pa da correggere»

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Sta andando avanti la trattativa sul nuovo contratto degli statali che dovrebbe portare ad aumenti di stipendio per 270 mila lavoratori dopo l’estate. Ne abbiamo parlato con Sergio Gasparrini, tra i massimi conoscitori della Pubblica amministrazione in Italia, oggi magistrato di nomina governativa della Corte dei conti ed ex presidente dell’Aran. Lui, che fino a qualche anno fa sedeva al tavolo della contrattazione sulla poltrona dove oggi siede Antonio Naddeo, ci dice che «il tema che deve essere affrontato dal nuovo contratto è quello che riguarda il modello di classificazione del personale, ovvero la scaletta delle funzioni che ha bisogno di essere rivisto e manutenuto».

Il perché è presto detto. Per Gasparrini «dopo tanti anni cambiano le mansioni, cambiano i profili professionali, e c’è stato anche un cambiamento molto forte legato alla digitalizzazione». Quanto allo smart working degli statali, Gasparrini concorda con la proposta di Naddeo di istituire delle fasce orarie di reperibilità perché «bilancia una visione ideale di smart working vero e proprio che non prevederebbe l’identificazione di un orario di lavoro ma solo di un progetto da realizzare e la difficoltà di attuare questo modello nella Pubblica amministrazione a meno di volerlo rendere molto selettivo». 

E se, per esempio, «l’area quadri nella Pubblica amministrazione è una necessità», per l’ex presidente Aran, è vero anche che bisogna stare attenti al pericolo di «possibili sovrapposizioni» con funzioni analoghe che alcune amministrazioni hanno creato negli anni al loro interno. Un modo per rimettere mano alla classificazione del personale della Pa potrebbe essere la reintroduzione delle cosiddette carriere, sancita nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e nel decreto Reclutamento, prosegue Gasparrini. «Si tratta di un passaggio indispensabile per poter completare al meglio la riforma degli ordinamenti professionali», dice Gasparrini, «su cui però prestare massima attenzione affinché le carriere non prescindano dal possesso del titolo di studio».

Per il magistrato contabile, infatti, si deve evitare, come invece avvenuto in passato, che un impiegato con semplice diploma possa far carriera e diventare funzionario senza essersi prima laureato, andando a occupare una qualifica senza averne i titoli. «C’è stato un abbassamento generalizzato della qualità complessiva del lavoro della Pubblica amministrazione dato dal fatto che c’è una presenza di personale laureato che è piuttosto bassa se paragonata a quella europea». Quindi per le carriere interne alla Pa «non si deve prescindere dal possesso del titolo di studio» e anzi andrebbe incentivato «chi vuole specializzarsi e fare carriera interna laureandosi». E dall’altra parte bisogna far sì, sottolinea ancora Gasparrini, che con i nuovi concorsi entrino nella Pubblica amministrazione giovani con skill piuttosto elevate. «Soprattutto perché i mestieri del domani sono tutti professionalizzati e qualificati».

Capacità e competenze elevate che vengono richieste, con il dl Reclutamento, a tutti quei tecnici che la Pubblica amministrazione intende arruolare, con contratti a termine 3+2 da qui al 2026, per aiutare la macchina statale ad attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un reclutamento massiccio a tempo determinato su cui la stessa Ragioneria dello Stato ha avanzato qualche dubbio di creazione di precariato. Non è dello stesso avviso l’ex presidente dell’Aran che pone l’accento su un problema forse opposto. «I requisiti che vengono richiesti per questi esperti sono talmente elevati che sembrerebbe strano pensare che ci possano essere persone che, pur possedendoli tutti, possano accontentarsi di un contratto a termine e di uno stipendio che è quello iniziale di un funzionario. C’è un po’ di asimmetria tra quanto viene richiesto e quanto viene offerto. Ben pochi super tecnici possonono essere realmente interessati a candidarsi per questi ruoli». Il concorsone Sud, riaperto anche a chi era stato inizialmente escluso per mancanza di titoli, per mancanza di candidati, ne è la prova. Quello di Gasparrini è dunque un alert lanciato al Governo

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