PA Magazine

Mobilità volontaria nella Pa, assunzioni per coprire i buchi

5 minuti di lettura
iStock

In arrivo dei paletti alla mobilità volontaria degli statali senza nulla osta, per tutelare le amministrazioni pubbliche più piccole, come i Comuni. Questa, secondo quanto si apprende, sarà una delle principali modifiche che il Senato si appresta a fare al testo del decreto Reclutamento della P.a., ovvero il provvedimento che, tra le altre cose, contiene le norme per l’assunzione a termine di circa 25mila lavoratori da impiegare per l’attuazione del Pnrr. Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato hanno concluso una prima scrematura degli emendamenti, bocciandone circa una metà. Tra lunedì e martedì, quando saranno pronti tutti i pareri sulle proposte di modifica, le commissioni torneranno a riunirsi per chiudere l’esame e inviare il testo in aula a palazzo Madama. Dopo il primo ok del Senato il decreto dovrà poi passare alla Camera per ricevere il via libera definitivo entro l’8 agosto.

L’allarme dei Comuni

Era stata l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) a mettere in luce, a fine giugno, le criticità della norma contenuta nel comma 7 dell’articolo 3 del decreto Reclutamento, che permette ai dipendenti statali, salvo alcuni casi, di passare da un’amministrazione all’altra senza il nulla osta della propria di appartenenza. Una misura di flessibilità a favore della crescita professionale e retributiva dei dipendenti pubblici ma che, secondo l’Anci, “rischia di determinare la definitiva paralisi nei Comuni, che sono tradizionalmente quelli più aggravati dalla stessa mobilità” e che “non sono in grado di garantire un trattamento retributivo pari a quello di altri enti”.

Paletti alla mobilità volontaria

I senatori della maggioranza, si apprende, sono quindi concordi nel rispondere all’appello dei Comuni e trovare una soluzione che tuteli al contempo le giuste ambizioni dei dipendenti pubblici, anche di quelli che lavorano in piccole realtà, con la necessità di non ritrovarsi di qui a pochi mesi con una vera e propria fuga di personale dagli uffici comunali verso amministrazioni magari più grandi e ambite. L’idea quindi, viene riferito, è quella di prevedere dei maggiori paletti alla possibilità di mobilità volontaria senza nulla osta. Tra gli emendamenti al momento accantonati, e che saranno posti ai voti la prossima settimana in Senato, ce ne sono diversi che chiedono di eliminare del tutto la possibilità di muoversi da un’amministrazione all’altra senza autorizzazione, e altri che escludono semplicemente da questa possibilità i dipendenti degli enti locali (o quelli dei comuni fino a 15mila abitati), al pari di quelli di enti o aziende del Servizio sanitario nazionale. Altri emendamenti della maggioranza prevedono invece che, a fronte di dipendenti che, in virtù della libera mobilità volontaria, si trasferiscono in un’altra amministrazione, l’amministrazione di partenza possa compensare la perdita assumendo in deroga personale per ricoprire le posizioni resesi vacanti. E proprio questa, come aveva lasciato intendere il ministro Renato Brunetta, potrebbe essere la soluzione prescelta.

Il caso giustizia amministrativa

Per un nodo che si scioglie ce n’è un altro che si stringe e che starebbe dando non pochi grattacapi alla stessa maggioranza. Si tratta di quello della giustizia amministrativa. I relatori del decreto Valeria Valente (Pd) e Giacomo Caliendo (FI) hanno presentato nelle scorse settimane un emendamento che di fatto aumenta di due unità la composizione stabile del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (Cpga), prevedendo che il presidente aggiunto del Consiglio di Stato e il più anziano tra i presidenti dei Tar ne diventino componenti fissi, e non siano chiamati a partecipare, come è oggi previsto dalla legge, solo quando l’organo si occupa di processo telematico. Una modifica che ha suscitato attenzione e proteste nel mondo della giustizia amministrativa e contro cui si è scagliato il Movimento 5 stelle, che della maggioranza fa parte, che ne ha chiesto la soppressione. I relatori si siano affrettati a presentare una riformulazione dell’emendamento in questione, specificando che la novità entrerebbe comunque in vigore solo dalla prossima consiliatura, ma non è escluso, secondo quanto si apprende, che – di fronte a una resistenza interna alla maggioranza – l’emendamento possa essere anche ritirato.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da