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Concorsi, si cambia. Punti doppi per la laurea “giovane”

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Concorso fiera di Roma

Contrordine compagni. Sui concorsi pubblici si cambia ancora. Il Parlamento corregge la riforma voluta dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Nel decreto Reclutamento, durante l’esame in Senato, è stato approvato un emendamento che introduce “strutturalmente” una norma “salva-giovani”. A dire il vero non si tratta di una novità assoluta. Lo stesso decreto Reclutamento aveva previsto una misura del genere, ma limitata alle sole selezioni per l’assunzione dei 16.500 dipendenti a tempo determinato per l’Ufficio del processo. In quel caso era stato stabilito che nei bandi sarebbe dovuta entrare una regola che garantiva il raddoppio dei punti per il titolo, a chi aveva conseguito la laurea al massimo sette anni prima della partecipazione alla selezione.

Adesso questa norma vien generalizzata. E le maglie rese ancora più strette a favore dei giovani. Con un emendamento firmato dal senatore di Forza Italia, Andrea Cangini, e approvato durante l’esame in Commissione, è stato previsto che il bando di concorso può prevedere che il punteggio per il titolo di studio richiesto per l’accesso sia aumentato fino al
doppio, qualora il titolo di studio sia stato conseguito non oltre quattro anni dal termine ultimo per la presentazione della domanda di partecipazione alla procedura di reclutamento.

Anche in questo caso si è provato a mettere in qualche modo una toppa agli errori commessi nella riforma. L’esempio più lampante di queste “mancanze”, resta il cosiddetto concorso Sud. La valutazione dei titoli e delle esperienze come scrematura iniziale per accedere alla selezione, infatti, ha lasciato fuori dalla porta proprio i giovani. Come rivelato da PaMaganzine, delle quasi 100 mila candidature arrivate per il Concorso Sud, erano stati selezionati dall’algoritmo che valuta i titoli a 8.500 concorrenti per i 2800 posti del bando. Il dato emerso era stata la bassissima presenza di under 30 tra gli ammessi allo scritto. All’esame infatti erano stati ammessi quasi tutti over 40.

Ne è nata una polemica sulle regole di selezione ma, anche, sulla difficoltà per la pubblica amministrazione di attirare profili professionali altamente specializzati. Non va infatti dimenticato che i concorsi legati al Pnrr, il Piano Nazionale di ripresa e resilienza, tendono a selezionare soprattutto figure specialistiche con elevate professionalità. Attirare queste figure all’interno della Pubblica amministrazione, si è dimostrato molto difficile. Soprattutto considerando il fatto che l’offerta, almeno fino ad oggi, è stata di un contratto a tempo determinato e un inquadramento nella fascia iniziale della terza Area funzionale. Insomma, uno stipendio di partenza di circa 1.400 euro mensili. Insufficiente, ovviamente, quando si vogliono selezionare sul mercato professionalità molto contese anche dal mondo del lavoro privato.

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