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Concorsi, a gennaio scatta la stretta sugli idonei

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Cambiano i concorsi nel 2026. Da gennaio diventerà operativa la norma “taglia idonei”, introdotta nel 2023 e poi sospesa. Questa disposizione limita il numero di candidati non vincitori da inserire nelle graduatorie finali, allo scopo di evitare liste eccessivamente lunghe. A congelare la norma introdotta nel 2023 è stato il decreto Pa di questa primavera, ma solo per il biennio 2024-2025. Dall’anno prossimo, dunque, scatterà un tetto del 20% sugli idonei.

Graduatorie più snelle

Il ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, in passato ha fatto notare che «la figura dell’idoneo non è presente nei concorsi pubblici di altri Paese», aggiungendo che i cosiddetti idonei andrebbero «equiparati ai candidati che non hanno superato il concorso». La distinzione tra vincitori e idonei è fondamentale per comprendere il funzionamento delle graduatorie nei concorsi pubblici. Vincitori e idonei sono quelli che superano tutte le prove di un concorso. I primi, però, vengono assunti immediatamente, mentre i secondi restano in panchina a causa della mancanza di disponibilità di posti, in attesa di eventuali rinunce da parte dei vincitori. Più nel dettaglio, la norma sul “taglia idonei” stabilisce che il numero degli idonei non vincitori non possa essere superiore al 20% dei posti a bando. Tradotto: per un concorso di 100 posti, per esempio, i candidati che potranno entrare in graduatoria come idonei nel 2026 non potranno essere più di venti. Stop, dunque, alle graduatorie con centinaia di idonei.

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A ogni modo, per agevolare il turnover il governo ha deciso di concedere fin qui alle amministrazioni pubbliche la possibilità di ripescare un numero più ampio di candidati idonei, senza essere vincolate al tetto del 20%.

Le eccezioni

Con il decreto legge 44/2023, convertito nella legge n. 74/2023, è stato stabilito che «nei concorsi pubblici sono considerati idonei i candidati collocati nella graduatoria finale entro il 20 per cento dei posti successivi all’ultimo di quelli banditi». Sono previste tuttavia delle eccezioni. La disposizione non si applica ai concorsi banditi per il reclutamento del personale sanitario e socio-sanitario, educativo e scolastico, compreso quello impiegato nei servizi educativo-scolastici gestiti direttamente dai Comuni e dalle Unioni di Comuni. Nel 2026 il “taglia idonei” risparmierà anche le procedure concorsuali bandite dalle Regioni, dalle Province, dagli enti locali o da enti o agenzie da questi controllati o partecipati che prevedano un numero di posti messi a concorso non superiore a venti unità. Si salvano dalla tagliola pure i concorsi dei Comuni con meno di 3.000 abitanti e quelli che prevedono assunzioni a tempo determinato.

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