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Torna Opzione donna, ma con lo scivolo pensione giù del 35%

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Ancora un anno di Opzione Donna. Ma conviene davvero il prepensionamento con un taglio che può raggiungere fino il 35% della pensione ordinaria? Il governo ha manifestato l’intenzione, con la legge di Bilancio 2022, di estendere anche al prossimo anno il trattamento pensionistico calcolato secondo le regole del sistema contributivo ed erogato a quelle lavoratrici dipendenti e autonome che desiderano andare in pensione anticipata e che ne abbiamo fatto esplicita domanda, a patto ovviamente di aver maturato nei tempi richiesti i requisiti previsti necessari.

I numeri

Secondo i dati pubblicati dall’Inps: le pensioni anticipate liquidate con Opzione Donna nel 2020 e nei primi nove mesi del 2021 hanno distribuzioni molto simili, con il 90% delle pensioni con importi inferiore a 1.000 euro e con età alla decorrenza delle titolari comprese tra 58 e 61 anni in circa l’80% dei casi in entrambi i periodi. In generale le pensioni anticipate, rispetto a quelle di vecchiaia che nel 2020 arrivavano al 45% in più per il totale delle gestioni, acquistano 3 punti percentuali nei primi nove mesi del 2021, attestandosi al 48% in più rispetto a quelle di vecchiaia. La percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta nei primi nove mesi del 2021 8 punti percentuali in più rispetto a quello del 2020, attestandosi al 130% contro il 122% del 2020.

I requisiti

Occorre ricordare che possono accedere a Opzione Donna le lavoratrici che abbiano maturato questi requisiti entro il 31 dicembre 2020: età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome) e anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni. Ai fini del conseguimento della pensione è assolutamente obbligatoria la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è invece richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma. La pensione Opzione Donna, come ovvio, comporta una certa perdita di denaro nell’assegno.

Il gap

L’importo della pensione è chiaramente inferiore per via dell’anticipo nell’uscita dal lavoro, che determina una minore retribuzione pensionabile e un montante contributivo, e relativo coefficiente di trasformazione, più bassi. Ma ciò che incide soprattutto sulla contrazione dell’assegno è proprio il ricalcolo interamente contributivo della pensione. Opzione Donna, come detto, è liquidata esclusivamente con le regole di calcolo del sistema contributivo. Con il sistema contributivo l’importo della pensione viene determinato dalla somma dei contributi accumulati e rivalutati durante la vita lavorativa. Il meccanismo, basandosi soltanto sugli accrediti effettuati a favore del lavoratore e non anche sugli ultimi redditi o stipendi, come avviene con il calcolo retributivo-misto, risulta quasi sempre penalizzante. Non esiste comunque una penalizzazione uguale per tutti, ma di norma si tratta di una decurtazione dal 25 al 35% circa dell’importo della pensione.

3 Comments

  1. È pazzesco,le donne sono il motore dell’Italia, lavoriamo in media 38 anni curiamo figli e genitori , paghiamo mutui tasse e poi…1000 euro..GRAZIE.

  2. Chi decide di decurtare le pensioni è un delinquente, un farabutto. Se anche io facessi il loro ” lavoro”, rimarrei a lavorare fino anche a novant’anni
    Perché non provano, anche solo una settimana a fare il turnista, sbarellare pazienti sovrappeso, mobilizzare pazienti che non si reggono in piedi, fare turni massacranti, avere la responsabilità della vita delle persone
    Siete solo pessime persone che pensano alle proprie tasche e a se stesse
    Io i miei contributi li sto versando regolarmente ogni mese da 31 anni, perché mi deve essere decurtato quello che mi spetta di diritto?
    Sono una persona onesta,lavoratrice, scrupolosa. Non userò particolari vocaboli ma voi che governate, vi meritereste un un’enciclopedia di insulti

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