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Carriere nella Pa, così funzioneranno le progressioni interne

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Il ministro della Pa Renato Brunetta

Cambiano le progressioni di carriera nella pubblica amministrazione. La crescita, sia nei passaggi di area per i funzionari e sia per l’accesso alla dirigenza, potrà avvenire anche dall’interno. Il nuovo decreto sul reclutamento della Pa prevede che una quota percentuale dei posti venga riservata a chi già lavora nelle amministrazioni. Ma vediamo quali sono le principali novità.

FUNZIONARI

Per i funzionari, innanzitutto, viene prevista l’istituzione nella contrattazione collettiva nazionale di una nuova area per l’inquadramento del personale ad alta specializzazione. L’area si aggiunge alle tre già oggi previste (Area I, Area II e Area III). Fatta salva una riserva di almeno il 50 per cento delle posizioni disponibili da mettere a concorso con una procedura aperta all’esterno, la restante quota, ossia un altro 50 per cento, sarà riservata alle progressioni interne. Il passaggio da un’area a una superiore, avverrà con una “procedura comparativa” basata sulla valutazione del dipendente negli ultimi tre anni, sull’assenza di provvedimenti disciplinari e sul numero e la tipologia di incarichi rivestiti. La valutazione, spiega l’articolo 3 del decreto, dovrà avvenire attraverso l’attribuzione “di fasce di merito”. Per la promozione si terrà conto anche del possesso di titoli professionali e di studio ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso all’area.

DIRIGENTI

Per quanto riguarda i dirigenti, la prima novità è la riattivazione dei concorsi per l’accesso alla prima fascia, l’alta dirigenza pubblica. Si tratta di una previsione che era già stata introdotta dalla precedente riforma Brunetta, quella del 2009, ma poi sospesa. Ad oggi, insomma, per arrivare alla prima fascia bisogna necessariamente passare per la seconda fascia di dirigenza. Con il decreto sul reclutamento, invece, il 50 per cento dei posti da dirigente di prima fascia sarà riservato all’esterno. La volontà del ministro, come spiegato durante la Conferenza stampa seguita all’approvazione del provvedimento, è quella di favorire uno scambio di alte professionalità tra pubblico e privato.

Per quanto riguarda l’accesso alla dirigenza di seconda fascia, una quota del 70 per cento sarà riservata all’accesso dall’esterno tramite concorso pubblico. Fino ad almeno il 50 per cento si attingerà al corso-concorso bandito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione (che tra le altre cose viene riformata). Una quota del 30 per cento, invece, sarà riservata alle progressioni interne.

I REQUISITI PER LE PROGRESSIONI VERSO LA DIRIGENZA

L’articolo 3 del decreto sul reclutamento, spiega esattamente la procedura per il passaggio da funzionario a dirigente. Innanzitutto è necessario il possesso dei titoli di studio previsti a legislazione vigente e che il funzionario abbia maturato almeno cinque anni di servizio nell’area o categoria apicale. Il personale sarà selezionato attraverso procedure comparative bandite dalla Scuola nazionale dell’amministrazione, che terranno conto della valutazione conseguita nell’attività svolta, dei titoli professionali, di studio o di specializzazione ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso alla qualifica dirigenziale, della tipologia e del numero degli incarichi rivestiti con particolare riguardo a quelli inerenti agli incarichi da conferire e saranno volte ad assicurare la valutazione delle capacità, attitudini e motivazioni individuali. A tal fine, i bandi definiranno le aree di competenza osservate e saranno basati su prove scritte e orali di esclusivo carattere esperienziale, finalizzate alla valutazione comparativa e definite secondo metodologie e standard riconosciuti.

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