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Bonus Giorgetti, nel 2026 oltre 200 euro al mese di aumento per i dipendenti pubblici

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Il dipendente che matura i requisiti per la pensione anticipata, flessibile o ordinaria, e che nonostante ciò decide di rimanere al lavoro, avrà diritto anche nel 2026 al bonus Giorgetti, ovvero a un aumento in busta paga, esentasse, pari a circa 180 euro al mese per gli stipendi di duemila euro lordi mensili. La misura, pensata per trattenere al lavoro i profili senior, così da facilitare l’inserimento delle nuove reclute, ma anche per alleggerire la pressione su un sistema previdenziale in affanno sempre più evidente, viene prorogata dalla legge di Bilancio fino alla fine del prossimo anno. Nel pubblico la maggior aprte dei dipendenti che hanno richiesto il bonus quest’anno sono stati “premiati” con un aumento superiore a 200 euro mensili.

L’incentivo non viene riconosciuto in automatico

Il bonus Giorgetti è riconosciuto ai lavoratori dipendenti sia pubblici che privati. Il meccanismo è semplice: l’incentivo permette a chi ha già maturato i requisiti per uscire dal lavoro di restare in ufficio in cambio di una retribuzione più alta. L’incremento retributivo è il frutto della corresponsione in busta paga della quota dei contributi a carico del lavoratore, contributi che altrimenti andrebbero all’Inps. Il versamento in busta paga dei contributi previdenziali a carico del lavoratore che decide di rinunciare alla pensione anticipata (il 9,19% dello stipendio lordo nel privato e intorno all’8,89% nel pubblico) non avviene però in automatico. Per ottenere l’incentivo è necessario inoltrare una domanda all’Inps attraverso i canali telematici dell’ente.

Gli esclusi

Come detto, la condizione imprescindibile per incassare l’incentivo è di aver maturato i requisiti per andare in pensione anticipata (42 anni + 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni + 10 mesi per le donne). Chi percepisce già una pensione, esclusa quella di invalidità, non ha diritto al bonus. Stesso discorso per chi ha presentato domanda per un trattamento previdenziale diretto. La parte di contributi a carico del datore di lavoro, pari al 23,81%, continuerà a essere versata all’Inps.

Aumenti a partire da 133 euro al mese

Il bonus Giorgetti va a erodere l’importo dell’assegno previdenziale, anche se in minima parte. Il bonus, infatti, non incide sulla parte retributiva della pensione, ma riduce temporaneamente la crescita della quota contributiva. L’aumento dello stipendio netto mensile si aggira invece intorno al 10%. Nel pubblico un dipendente con uno stipendio di 1.500 euro avrà diritto con l’incentivo a un incremento di 133 euro al mese, che diventano 177 euro a fronte di una retribuzione di duemila euro lordi mensili. Chi oggi guadagna 2.500 euro al mese ne incasserà 222 euro in più rinunciando alla pensione anticipata. L’asticella sale a 266 euro di fronte a uno stipendio di tremila euro lordi al mese.

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