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Assegno unico, spesi in tre anni 40 miliardi di euro. Ma le nascite non aumentano

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L’Inps ha appena pubblicato l’aggiornamento dell’Osservatorio statistico sull’Assegno unico universale per i figli, che al suo interno contiene anche i dati relativi alla prestazione destinata ai nuclei ex percettori del reddito di cittadinanza. Nel primo quadrimestre del 2024 sono stati erogati alle famiglie assegni per 6,4 miliardi di euro, che si aggiungono ai 18,1 miliardi del 2023 e ai 13,2 miliardi di erogazioni del 2022. In tutto fanno quasi 40 miliardi. E di questo passo la spesa per l’Auu raggiungerà quest’anno il livello record di 19 miliardi. Ma la misura a favore della natalità non sta producendo gli effetti sperati se si guarda ai dati demografici dell’Istat riferiti al 2023.

Sono 6.119.861, più nel dettaglio, i nuclei famigliari che hanno ricevuto l’assegno per i figli nei primi quattro mesi del 2024, per un totale di 9.697.565 figli. Con riferimento al solo mese di aprile 2024, l’importo medio per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, va da circa 57 euro (somma destinata ai nuclei più abbienti e a quelli che per ragioni diverse non non presentano o non aggiornano l’Isee) a 224 euro. Quest’anno le famiglie con Isee fino a 17.090,61 euro hanno diritto, al netto delle maggiorazioni, a 199,4 euro.

Ritardatari

L’Isee va presentato entro il 28 febbraio di ogni anno, altrimenti da marzo si riceve l’importo minimo dell’Auu., che quest’anno corrisponde come detto a 57 euro per figlio Tuttavia, se la versione aggiornata dell’Indicatore della situazione economica equivalente viene presentato entro il 30 giugno, si avrà diritto agli arretrati, ovvero alle somme non corrisposte nella prima parte dell’anno. Insomma, c’è ancora qualche giorno di tempo per correre ai ripari. Chi si muoverà dopo questo termine otterrà invece l’importo parametrato sul suo effettivo Isee a partire dal mese successivo all’invio del nuovo indicatore, ma dovrà rinunciare agli arretrati maturati nel primo semestre.

L’impatto

L’Assegno unico e universale per i figli a carico è una misura a sostegno delle famiglie ed è rivolto ai lavoratori dipendenti, somministrati e autonomi, ma anche a disoccupati, inoccupati e pensionati. Operativo dal 2022, l’assegno viene attribuito per ciascun figlio a carico della famiglia fino al compimento dei 21 anni. In caso di figli disabili, non è previsto alcun limite di età. Con l’introduzione dell’Auu sono stati abrogati alcuni interventi precedenti per il sostegno alla natalità come il bonus bebè. Con quali risultati dal punto di vista demografico? Non sorridono gli indicatori demografici pubblicati dall’Istat, secondo cui la popolazione residente in Italia è risultata in lieve diminuzione anche nel 2023. L’eta media è di 46,6 anni. E prosegue il calo delle nascite. Secondo i dati provvisori dell’Istat, i nati residenti in Italia nel 2023 sono 379mila, con un tasso di natalità pari al 6,4 per mille (era 6,7 per mille nel 2022). La diminuzione delle nascite rispetto al 2022 è di 14mila unità (-3,6%). Dal 2008, ultimo anno in cui si è assistito in Italia a un aumento delle nascite, il calo è di 197mila unità, il 34 per cento in meno.

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