Assegno unico, è tempo di pagamenti. Nei primi due mesi del 2024 l’Inps ha erogato 3,3 miliardi di euro per l’Auu. L’istituto sottolinea che la spesa si aggiunge ai 18,1 miliardi del 2023 e ai 13,2 miliardi di erogazioni di competenza del 2022, per un totale di circa 35 miliardi. In tutto sono 5.993.458 i nuclei famigliari che hanno ricevuto l’assegno quest’anno, per un totale di 9.513.611 figli. E ancora. A febbraio 2024 l’importo erogato per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, partiva da 57 euro (per chi non ha presentato l’Isee o ha un Isee oltre i 45.574 euro) e raggiungeva 224 euro (per la classe di Isee minima, 17.090,61 euro).
Decurtazioni
Nel frattempo è scattata la decurtazione per tutti quelli che non hanno presentato l’Isee aggiornato, l’indicatore sulla base del quale vengono modulati gli importi da assegnare agli aventi diritto, nei tempi stabiliti. La finestra per evitare il taglio a marzo si è chiusa il 29 febbraio. Tuttavia, chi presenterà la nuova Dichiarazione sostitutiva unica entro il 30 giugno 2024 potrà recuperare le cifre non percepite nei mesi non coperti dal vecchio Isee. Per aggiornare il proprio Isee è necessario compilare un format sul sito dell’Inps: per la procedura online, l’accesso al portale richiede l’uso delle proprie credenziali digitali (Spid, Cie e Cns). Altrimenti ci si può recare nelle sedi territoriali Inps o in un Caf convenzionato per ricevere aiuto.
Il bonus mamma
Sempre in tema di misure per la famiglie, nella Pubblica amministrazione il bonus mamma è partito a scoppio ritardato. La buona notizia: nel settore pubblico dovrebbero arrivare, nella busta paga di maggio, i riconoscimenti delle quote arretrare di gennaio, febbraio, marzo e aprile. Il bonus (uno sgravio sui contributi fino a 3mila euro lordi all’anno) è rivolto alle lavoratrici madri con tre o più figli titolari di un contratto a tempo indeterminato. Per le madri lavoratrici che hanno solo due figli l’esonero quest’anno ha carattere sperimentale.
I ricorsi
L’incentivo, il cui obiettivo è di azzerare la quota dei contributi previdenziali a carico delle madri lavoratrici, non viene quindi riconosciuto alle dipendenti con contratto a tempo determinato, a prescindere dal numero dei figli. Un’esclusione che ha fatto (e sta facendo) molto discutere. E che ha portato nele ultime settimane a una serie di ricorsi che, in futuro, potrebbero costringere il governo a rivedere (allargandola) la platea delle beneficiarie.
