Questa settimana arriva alla Camera in VII Commissione il Milleproroghe con le nuove regole per lo smart working agevolato. Il voto finale è atteso per giovedì. Il Milleproroghe ha prorogato fino alla fine di giugno il diritto al lavoro agile semplificato per i fragili, dunque per i dipendenti del pubblico e del privato che soffrono di patologie gravi e che corrono un rischio a svolgere le loro mansioni in presenza. Torna anche lo smart working in versione più o meno automatica per i lavoratori con figli under 14: attenzione però perché in questo caso la regola vale solo per il privato. Insomma, i genitori del pubblico con ragazzi con un’età compresa tra i 0 e i 14 anni subiranno un trattamento diverso. Una discriminazione che già sta facendo discutere.
Cosa cambia
Per i genitori con figli under 14 il diritto allo smart working agevolato era scaduto alla fine del 2022, mentre per i fragili sarebbe dovuto decadere il prossimo 31 marzo. Con il Milleproroghe entrambe le categorie (a eccezione dei genitori del settore pubblico) potranno lavorare da remoto su richiesta fino al prossimo 30 giugno. Per la proroga dello smart working dei fragili della Pa, arrivata in zona Cesarini, il governo ha trovato una copertura di 16 milioni di euro. Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, si era impegnato fin da subito a trovare le risorse utili a estendere la tutela e allungarla fino al 30 giugno. In realtà dall’opposizione erano arrivate richieste per una proroga extra-large, che coprisse tutto il 2023. Ma al momento la priorità del governo è quella di mettere in sicurezza i conti pubblici.
I tempi
Una volta approvato da Montecitorio (come detto il voto finale è atteso per giovedì) il Milleproroghe diventerà legge. I lavoratori fragili soffrono, più nel dettaglio, di patologie con scarso compenso clinico e con particolare connotazione di gravità, individuate da un decreto della Salute del 4 febbraio 2022. Rientrano in questa categoria, per esempio, i malati oncologici e chi ha subìto un trapianto. Oggi, tuttavia, in Italia appena il 14,9% degli occupati svolge parte dell’attività da remoto, ha rilevato l’Inapp. Ma potrebbe essere circa il 40%, considerando la potenziale telelavorabilità. Nonostante il boom che si è avuto nel 2020, in piena pandemia, quando si è passati dal 4,8% dell’anno precedente al 13,7%, oggi il lavoro agile arretra, al punto che il presidente dell’istituto, Sebastiano Fadda, ha parlato di «un’occasione non pienamente sfruttata».
