Agenzia delle Entrate, caos concorso. Corsa contro il tempo, da parte dell’amministrazione fiscale, per modificare i termini del bando per l’assunzione di 622 persone nell’area assistenti. Il 24 settembre scorso, infatti, il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso di alcune associazioni, ha dichiarato illegittima la gara “nella parte in cui è prevista, per la partecipazione alla selezione, il requisito della cittadinanza italiana”. Un atto giudicato discriminatorio, secondo il parere dei magistrati, per i cittadini europei e quelli extra Ue che possono vantare un titolo di soggiorno. Cosa succede adesso? L’Agenzia delle Entrate ha 30 giorni di tempo, dal momento in cui è stata emessa la sentenza, per modificare il bando e dunque entro l’ultima settimana di ottobre la nuova formulazione dovrà essere resa nota. Ma migliaia di candidati, quelli già ammessi, si chiedono se dovranno rifare la domanda per l’iscrizione al concorso modificato. Sul punto il fisco non ha ancora fatto chiarezza.
LE PROVE
Occorre tra l’altro ricordare che nelle scorse settimane l’Agenzia delle Entrate aveva preso tempo in merito alle indicazioni circa lo svolgimento della prova scritta del concorso. Infatti, dopo il primo rinvio risalente a luglio, proprio il 24 settembre l’Agenzia aveva comunicato che le informazioni relative alla prova scritta sarebbero state rese pubbliche con apposito avviso sul portale inPA e sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate il 15 dicembre 2026. Una data quest’ultima che, vista la piega che hanno preso gli eventi, potrebbe cambiare ancora. Spetta all’Agenzia delle Entrate chiarire i dubbi. E tra l’altro l’ente, in caso di ritardo nell’adeguamento del bando, dovrà versare una penale di 100 euro per ogni giorno di inadempimento.
IL GIUDICE
Inoltre, il Giudice ha condannato l’Agenzia al pagamento di 8 mila euro, a titolo di rimborso delle spese della lite, in favore delle associazioni che hanno presentato il ricorso. Ma come è nato questo caso? La questione, sorge dal fatto che l’attuale normativa prevede l’accesso ai concorsi pubblici di alcune categorie di cittadini stranieri, ma un precedente Dpcm del 1994 impone invece che, per l’assunzione in alcuni ministeri (tra cui quello delle Finanze), venga sempre richiesta la cittadinanza italiana, sul presupposto che solo il cittadino italiano possa avere quella immedesimazione con gli interessi pubblici che questi ministeri perseguono con la loro attività. Secondo il Tribunale di Milano, invece, questo presupposto è errato: bisogna valutare caso per caso se le mansioni assegnate comportano l’esercizio di poteri pubblici, cosa che, nel caso di questo concorso, non può ritenersi, poiché la qualifica di assistente non comporta l’esercizio di tali poteri. Con la sentenza, dunque, il giudice ha dunque ordinato alla Agenzia delle Entrate di modificare il bando di selezione pubblica.
