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Un decreto per affitti scontati a camerieri e baristi. Ma perché a insegnanti e poliziotti no?

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C’è una grande verità nell’eterogenesi dei fini, la teoria che dobbiamo al fondatore della Psicologia moderna, Wilhelm Wundt, secondo cui le azioni umane, guidate da motivazioni e intenzioni specifiche, possono generare conseguenze che portano a esiti non previsti o non voluti. È esattamente quello che è accaduto in questi giorni. Mi spiego: sono mesi che lancio in splendida solitudine un allarme sulla fuga dal lavoro pubblico in corso nelle regioni del Nord. I concorsi pubblici, ad ogni livello e in ogni settore dimostrano che mentre al Sud non c’è difficoltà a coprire i posti vacanti, al Nord gran parte dei bandi non riesce ad esaurire le disponibilità: o i vincitori sono in numero inferiore ai posti in palio, oppure chi ha vinto rinuncia all’assunzione.

Del resto, anche chi il lavoro già ce l’ha non è così determinato a mantenerlo, in tanti, infatti, si licenziano oppure chiedono il trasferimento nelle regioni del Centrosud. L’esodo raggiunge dimensioni bibliche nella Sanità e nella Scuola, ma sono un po’ tutte le amministrazioni settentrionali a soffrire il fenomeno, tanto che i buchi in organico variano tra il 30 e il 50 per cento, e non sembra esserci modo per frenare la tendenza.

I motivi sono, ovviamente tanti, dagli stipendi più bassi rispetto al settore privato alle dinamiche di crescita interna che soffrono di una rigidità non paragonabile alla dinamicità di altri percorsi professionali, ma in qualche modo tutte queste ragioni sono riassumibili in una condizione che al Nord si fa quasi proibitiva, il costo della vita nelle regioni settentrionali si è fatto così alto che è difficile per un lavoratore pubblico sostenerne gli oneri. Questa non è un’opinione, ma un mero dato di fatto evidenziato da ogni rilevazione statistica o sociologica.

Per contrastare questa realtà, sempre più allarmante, chiedo da tempo al governo, nella sua interezza, di riconoscere il problema e adottare politiche di intervento specifiche. Personalmente ho individuato nel caro casa l’elemento chiave su cui focalizzare l’attenzione. Attenuarne i costi renderebbe la situazione molto più sostenibile. I modi per realizzare l’obiettivo possono essere diversi, per esempio, si potrebbe far leva sui programmi di social housing, garantendo ai lavoratori pubblici in mobilità o con retribuzioni più basse una quota dei progetti già in corso di realizzazione o di quelli ancora in via di definizione, ma si potrebbe far ricorso anche all’enorme quantità di edifici pubblici non più utilizzati ai fini istituzionali, ristrutturandoli in abitazioni per i dipendenti. Ho ricordato a questo proposito che negli anni della grande crescita postbellica era normale che dipendenti dei grandi enti statali, ma anche poliziotti, militari e componenti dei vari corpi pubblici potessero godere di alloggi di servizio.

Di soluzioni, insomma, se ne possono trovare tante, ma la mia è rimasta una voce persa nel deserto. Non solo nessuno è entrato nel merito delle proposte, ma nemmeno qualcuno ha dato segno di aver colto la gravità del problema. Almeno fino a qualche giorno fa, e qui siamo all’eterogenesi dei fini. È successo, infatti, che un ministro, su tutt’altre questioni e riferendosi a un ben diverso settore, ha cominciato a dire cose molto simili.

Lo ha fatto Daniela Santanché, la quale, come riferisce Repubblica on line in un articolo del 22 giugno, ha scoperto che c’è un extra-costo nel settore turistico e che a pagarlo non sono i clienti, ma i lavoratori. Molti di loro, camerieri, bagnini, addetti alle pulizie, barman e cuochi, rifiutano il posto perché non trovano alloggi disponibili nelle località di vacanza oppure se li trovano non riescono a pagarne gli affitti esorbitanti.

Come risolvere il problema, si è chiesta il ministro? Semplice: varando un sostegno pubblico allo staff housing, che si è concretizzato in un articolo apposito nel Decreto Economia (“Disposizioni urgenti in materia di turismo”), che prevede a fronte di uno stanziamento di 120 milioni nel triennio 2025-2027 “investimenti per la creazione ovvero la riqualificazione e l’ammodernamento, sotto il profilo dell’efficientamento energetico e della sostenibilità ambientale, degli alloggi” destinati ai lavoratori del turismo a condizioni agevolate. Nel computo complessivo, però, non ci sono però solo bonus a favore dei proprietari, ma anche finanziamenti diretti per coprire i costi di locazione degli stessi alloggi.

Interpellata sulla questione l’on. Santanchè ha spiegato nel dettaglio di aver “sempre ritenuto che uno dei problemi del turismo sia la disponibilità di alloggi per i lavoratori, i più mobili in assoluto. Una situazione che si aggrava nelle aree ad alta densità turistica, dove i costi elevati spingono molti a rifiutare l’impiego”, ecco quindi la necessità di un intervento pubblico per evitare che il servizio generale possa peggiorare per mancanza di personale, tanto più in settore strategico per l’economia, come quello turistico.

L’obiettivo che il governo mira a raggiungere è una riduzione del 30% dei canoni di affitto per i lavoratori del settore nelle zone a più alto afflusso turistico, ma il ministro spiega anche che queste misure avranno pure effetti benefici sull’economia generale, visto che incentivando i giovani a cercare lavoro nel settore turistico e sostenendo le imprese nella ricerca del personale stagionale, si avrà anche “un beneficio sul piano economico, sociale e occupazionale che porterà un miglioramento sia dal punto di vista del lavoratore, sia da quello dell’imprenditore”.

Bene, cosa resta da aggiungere? Niente, siamo d’accordo su tutto, se non sul trascurabile dettaglio che oltre al settore turistico, per la nazione anche sanità, scuola, sicurezza pubblica, giustizia e difesa, tanto per citare alcune aree del comparto pubblico, una certa valenza strategica l’hanno pure loro. Allora qual è la conclusione: camerieri sì e poliziotti no? Barman con affitto agevolato e insegnanti con pigioni alle stelle? Bonus casa per cuochi e infermieri sotto i ponti? Ecco, siamo seri e soprattutto siamo conseguenti. Il ministro Santanchè ha scoperto che c’è un caro casa che rende insostenibili gli affitti e fa fuggire i lavoratori verso altri lidi, bene si agisca. Per i bartender (chiamarli baristi non è trendy) una soluzione è stata trovata, adesso muovetevi per non far scappare chi fa funzionare la macchina statale.

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