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Addio ai navigator del reddito di cittadinanza. Sono 2.500 quelli con il contratto in scadenza a dicembre

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Corta vita ai navigator. Il reddito di cittadinanza va avanti tra le polemiche, mentre per circa 2.500 lavoratori selezionati per sostenere il progetto dei Cinquestelle finisce qui l’esperienza da navigator. A fine anno i loro contratti non saranno rinnovati: così ha deciso il governo non confermando la proroga stabilita dal decreto Sostegni. All’inizio i navigator erano tremila, ma in 500 strada facendo hanno trovato altri impieghi nel pubblico o nel privato.

Lo stop

La bozza della legge di Bilancio prevede, invece, che le agenzie per il lavoro private, iscritte all’albo e autorizzate dall’Anpal, possano svolgere attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro per i beneficiari di Rdc. Dovranno, assieme ai centri per l’impiego, agevolare l’occupazione dei percettori del sussidio, spiega la bozza della manovra. Ma è soprattutto lo stop ai navigator a far discutere in questa fase. I sindacati hanno annunciato una protesta per il 18 novembre prossimo e in Parlamento c’è chi spinge per una ricollocazione di queste figure professionali. La strada tittavia appare in salita in quanto i navigator in Italia, a mano a mano, sono diventati la rappresentazione plastica dell’emblema del fallimento del reddito di cittadinanza.

La platea

Il navigator avrebbe dovuto rappresentare la figura di congiunzione fra chi riceve il reddito di cittadinanza e chi offre un impiego. La sua funzione doveva essere quella di supportare i centri per l’impiego nella creazione e realizzazione di un percorso rivolto ai beneficiari del reddito di cittadinanza. Percorso che però non è mai neppure cominciato per la stragrande maggioranza dei cittadini che percepiscono il sussidio. Però loro, i navigator, un lavoro lo hanno avuto. Oggi ne sono rimasti circa 2 mila 500 rispetto ai 3 mila che erano a fine 2019. Guadagnano 27.339 euro lordi l’anno, ovvero quasi 2.300 euro lordi al mese, più 300 euro lordi al mese di rimborso per le trasferte.

Paletti

Ha preso forma nel frattempo anche la revisione del reddito di cittadinanza, che incassa quasi un miliardo in più strutturale. Per evitare che il sussidio diventi un disincentivo alla ricerca del lavoro vengono rivisti i criteri dell’offerta congrua, che si riducono a 80 km di distanza da casa per la prima offerta. Dopo due posti di lavoro respinti, finora erano tre, si decade dal beneficio. E già al primo rifiuto si perderanno 5 euro al mese, con un décalage che si fermerà alla soglia dei 300 euro di sussidio. Per verificare che i beneficiari occupabili (circa un milione) cerchino attivamente lavoro si verificheranno le presenze ai centri per l’impiego. Chi non si presenterà almeno una volta al mese perderà l’aiuto.

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