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Abbiamo testato InPa, ecco come funziona il nuovo portale pubblico

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“Un progetto rivoluzionario per la Pubblica Amministrazione, protagonista nella ripresa del Paese”. Si presenta così a cittadini e professionisti il nuovo portale InPa, una sorta di LinkedIn pubblico, ideato dal Governo per reclutare esperti in vista dell’attuazione del Pnrr. “Il portale – come si legge nella home page di portale.inpa.gov.it – ha l’obiettivo di migliorare la qualità del reclutamento della Pubblica amministrazione attraverso un sistema innovativo digitale che semplifica e velocizza l’incontro tra domanda e offerta di lavoro pubblico”. Al momento è possibile registrarsi, accedere e compilare nel dettaglio il proprio curriculum. “Diventa con noi protagonista nella nuova Pubblica Amministrazione” dice un video informativo che campeggia nella home page e che spiega in breve quanto sia importante inserire più informazioni possibili per essere poi eventualmente selezionati dalle amministrazioni che cercheranno risorse. Noi di PaMagazine abbiamo provato per voi il primo utilizzo del portale, che si presenta di facile accesso (solo se si ha Spid) e utilizzo, e la lunga compilazione del curriculum, per cui non è possibile allegare un documento già compilato.

La registrazione

Al portale si può accedere, previa registrazione, con Spid. Nella homepage del sito si legge: “Entra a far parte della rete di cittadini e professionisti e partecipa attivamente al progetto di rinnovamento della Pubblica Amministrazione e di ricostruzione del Paese. Accedi utilizzando la tua identità digitale (SPID, CIE, CNS) e la tua registrazione sarà completa in pochi click”. Accedendo alla schermata di registrazione ci si rende conto di avere davanti invece solo due opzioni: accedere con Spid o essere guidati nell’attivazione dello Spid presso uno dei gestori del servizio. Una volta che si ha lo Spid, l’accesso è facile: si autorizza l’operazione e appare una schermata con il proprio nome e cognome, in cui viene chiesto obbligatoriamente di spuntare tra autorizzazioni: quella di aver letto e ben compreso l’informativa sulla privacy; la dichiarazione sostitutiva di certificazione e/o atto di notorietà per tutte le informazioni che vengono inserite nel curriulum, e che sono in autocertificazione; la dichiarazione di consapevolezza che, in caso di dichiarazioni non veritiere, verranno applicate le sanzioni penali previste e la decadenza dal beneficio ottenuto.

Le funzionalità

A questo punto si apre la schermata personale. Un pulsante blu porta alla compilazione dell’intero curriculum, mentre quattro grandi pulsanti tematici, posti sotto, rimandano direttamente all’inserimento delle “info personali”, del “percorso formativo”, delle “esperienze lavorative” e del “bilancio competenze”. Solo dopo aver navigato un po’ si capisce che questi quattro pulsanti sono delle vie brevi per compilare e/o aggiornare singole voci del curriculum, che comunque si andrebbero a compilare cliccando sul principale pulsante “curriculum”. Dei doppioni dunque, forse inseriti per facilitare l’aggiornamento del Cv in corso d’opera, ma che generano qualche dubbio e disorientamento iniziale. Altra piccola pecca del servizio, è che, una volta cliccato sul pulsante “curriculum” per inserire tutti i propri dati, è impossibile tornare alla schermata precedente con la freccetta, ma bisogna necessariamente cliccare sull’icona della home. E talvolta si viene fatti uscire dalla propria area personale e ci si deve ri-autentificare.

Vietati gli allegati

Quando si inizia a compilare il curriculum, il sistema chiede innanzitutto l’autorizzazione all’utilizzo di tutti i dati inseriti nel curriculm per finalità di ricerca e selezione di figure professionali attinenti il proprio profilo ma è anche possibile non dare l’autorizzazione e modificarla in seguito. Dopo di che, si viene impegnati nella lunghissima compilazione di tutti i campi: sono 13 sottoinsiemi che vanno dall’anagrafica ai titoli di studio, ai titoli professionali, alle eventuali pubblicazioni, alle esperienze pregresse nella Pubblica amministrazione. Non è possibile allegare un curriculum vitae già compilato, né si ha la possibilità di allegare eventuale documentazione (come titoli di studio, pubblicazioni ecc).

Autocertificazioni

Dunque tutti i dati che vengono inseriti sono di autocertificazione, comprese eventuali altre “competenze extracurriculari”, per cui non si chiede di specificare in che ambito e quando le si abbia acquisite e la partecipazione a corsi di formazione, workshop, meeting, ecc. per cui è possibile anche “in caso di difficoltà ad individuare una data precisa di conseguimento – si legge – inserire delle date di inizio e di fine indicative, benché è raccomandabile che esse siano il più possibile realistiche ed attinenti al conseguimento ottenuto”.

Dati irreperibili

Le informazioni che vengono richieste sono, in alcuni casi, molto dettagliate e talvolta anche di difficile reperimento. A chi avesse avuto un’esperienza lavorativa presso una P.a. ma non come dipendente, ad esempio, si richiede, oltre a informazioni generali sull’ente e sulla qualifica (tramite un menù a tendina che non permette l’inserimento manuale) anche di “calcolare l’orario di lavoro in percentuale secondo quanto previsto dal Ccnl/contratto di riferimento”. Un dato non sempre facile da comprendere e descrivere: pensiamo ad esempio a tutti quei ruoli di consulenti, esperti, ecc ricoperti nei ministeri dai collaboratori del ministro, ad esempio, il cui contratto – spesso un co.co.co – non prevede orari definiti.

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