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Ecco il bonus mamma per 150 mila donne della Pa

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A febbraio doppio bonus mamme anche per 150 mila dipendenti pubbliche con figli piccoli. La decontribuzione questo mese corrisponderà a uno sgravio fino a 500 euro lordi per gli stipendi da 27.500 euro in su e si tradurrà in un aumento in busta paga pari al massimo a 340 euro netti. A febbraio infatti verrà recuperata anche la mensilità di gennaio: il bonus è partito in ritardo a causa di problemi legati alla privacy. La circolare dell’Inps che di fatto ha reso operativa la misura è stata diffusa solo il 31 gennaio dall’ente di previdenza. 

La platea

La decontribuzione per le lavoratrici madri del pubblico e del privato, con contratto a tempo indeterminato, è una delle principali leve su cui il governo ha deciso di puntare per contrastare il problema della denatalità. L’incentivo ha una soglia massima di 250 euro lordi al mese, quindi tremila euro all’anno. Nel 2024 l’aumento in busta paga potrà raggiungere nel complesso quota 1.770 euro netti. «L’esonero per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026 – ha spiegato l’Inps nella circolare del 31 gennaio – trova applicazione, per le lavoratrici madri di tre o più figli, fino al compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo, e per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, anche per le lavoratrici madri di due figli, fino al compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo». 

Dunque dal 2025 potranno accedere al bonus solo le mamme con tre o più figli, di cui almeno uno minorenne. Nella relazione tecnica che accompagna la misura è stato definito il perimetro della platea delle aventi dritto. Le lavoratrici madri del settore privato con almeno tre figli, di cui uno sotto i 18 anni, sono oltre 110 mila, mentre quelle con due figli, di cui uno sotto i 10 anni, rasentano le 600 mila unità. Poi ci sono le madri beneficiarie che lavorano nella Pubblica amministrazione, 150 mila statali appunto. 

I chiarimenti

L’agevolazione prevista dall’ultima legge di Bilancio consiste in un esonero totale del versamento dei contributi sociali. Per quanto riguarda i rapporti di lavoro a tempo determinato che nel corso di quest’anno verranno convertiti a tempo indeterminato, l’Inps ha chiarito che l’esonero potrà trovare legittima applicazione a decorrere dal mese di trasformazione del contratto. Intanto, secondo la relazione annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro sulle dimissioni dei genitori entro i primi tre anni dalla nascita dei figli, sono più di 44 mila le mamme che nel 2022 hanno abbandonato il lavoro.

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